C’è una forza nel cammino che è facile riconoscere perché semplice da sperimentare e Antonella Palmisano la rappresenta al meglio, alla massima potenza. Oro olimpico nel 2021, sui podi internazionali dal 2017, davanti a un Europeo in cui vuole regolare dei conti. A ogni competizione si cambia. Ha vinto i Giochi con la 20 km, l’argento mondiale nella 35 km e ora tenta il titolo europeo con la mezza, 21,0975 km. Serve un vademecum per il pubblico. «Ha senso omologare le gare su strada e mettere gli stessi km per maratona e marcia, sono dei punti di riferimento. Poi per me la mezza è come la 20 km, ci torno volentieri. Stavolta ho vinto io, l’anno scorso il coach e mi era toccata la gara lunga». Avete discusso? «Me la sono cavata con un muso storto, non le lotte dell’anno scorso a cui ho ceduto. Mi ha assecondato perché ho un conto in sospeso con i 20 km».

Antonella Palmisano con l'allenatore e marito Lorenzo Dess

Un conto in sospeso sui 20 km in cui ha vinto le Olimpiadi? «Ai Giochi di Parigi non sono arrivata al traguardo. In più esiste un sospeso privato: il personale non scende dal 2017 e a Birmingham ci provo, al km 20 si guarda il cronometro, poi l’ultimo km e un pezzo si fa di slancio. Almeno questo è il piano». Dica a una persona che si siede davanti alla mezza maratona degli Europei che cosa sta per guardare. «Una camminata veloce, la fanno tutti per prendere l’autobus, tranne che per il ginocchio bloccato e la regola per evitare la sospensione. Guardano del benessere meno traumatico della corsa». Nella corsa, maratona e mezza stanno per uscire dai Mondiali di atletica. Dopo aver omologato i km c’è il rischio di seguirli. «Sarebbe un errore. Non abbiamo un circuito autonomo e se non restiamo agganciati all’atletica ci si perde. Mi spaventa l’idea, soprattutto adesso. Per la prima volta vedo il bicchiere mezzo pieno sul futuro della marcia». Lei, al top, ha lasciato un allenatore tra i migliori al mondo, Percesepe, e si è affidata a suo marito, Lorenzo Dessi, alla prima esperienza di livello. «Ho lasciato chi mi ha fatto vincere tanto perché non riuscivo più a stare alle sue condizioni. C’è stata una transizione, l’atleta si fida solo del risultato. Anche con il marito, per cui solo dopo l’ultima stagione so che la scelta è giusta». Percesepe glielo ha riconosciuto? «No. Rispettiamo i silenzi. Spero un giorno di ritrovare la persona a cui voglio bene». Ennesimo caso Schwazer. Un’altra volta positivo, squalificato e nuovo giro di polemiche. «Mi secca che la marcia venga ancora collegata a lui, mi viene il nervoso. Per questo ho postato seccata quando lo hanno rifermato. Il movimento merita di essere liberato da questa associazione».