«Piangiamo per lui tutti i giorni, la sua scomparsa è un dolore con cui dovremo fare i conti per tutta la vita: quello che chiediamo è solo la verità, vogliamo sapere come sia morto Michele».

L’ultimo tratto della Strada statale 195 bis sui cui stava lavorando è stato inaugurato nelle scorse settimane, sul punto in cui si è verificato l’incidente che gli è costato la vita i colleghi hanno posizionato un mazzo di fiori, ma a distanza di anno da quel maledetto 30 luglio, i parenti di Michele Fuedda attendono ancora venga fatta chiarezza su cosa accadde quella mattina.

Lalla Pisu e Barbara Fuedda, madre e sorella dell’operaio 39enne di Pula che lavorava per la Cosmont, dopo dodici mesi attendono ancora i risultati dell’autopsia condotta dal medico legale Roberto Demontis, che potrebbe chiarire una volta per tutte cosa accadde su quel viadotto in costruzione. Le prime notizie apprese la mattina dai giornali online che parlavano di un 39enne di Pula ferito dopo un volo di sei metri e mezzo, la corsa disperata all’ospedale Brotzu di Cagliari in cerca di informazioni, e poi la triste verità: ricordare quel giorno per la madre e la sorella di Michele è un dolore che squarcia il petto, che continuano a vivere ogni giorno.