Niente piedi di porco o scassi alle casseforti: nell’era digitale i colpi alle imprese si mettono a segno a colpi di tastiera, comodamente seduti davanti a uno schermo. Lo sa bene un’azienda del fabrianese che, la scorsa primavera, si è vista svuotare il conto corrente da un pirata informatico capace di violare le difese telematiche aziendali. Un’operazione rapida e silenziosa con cui l’hacker è riuscito a dirottare 9mila euro verso un conto estero tramite transazioni non autorizzate. A fare luce sul colpo sono stati i carabinieri di Fabriano che, a seguito della segnalazione della ditta finita nella rete, hanno avviato una complessa indagine tecnologica.

Seguendo le tracce digitali e analizzando i flussi di denaro inviati oltreconfine, gli investigatori sono risaliti al responsabile: un venticinquenne residente fuori provincia, già noto per episodi analoghi, che è stato denunciato per truffa e frode informatica. L’episodio accende un faro sulla vulnerabilità del tessuto produttivo locale di fronte a minacce informatiche insidiose, ricordando come la protezione dei dati sia ormai strategica quanto la sicurezza dei cancelli aziendali. Si tratta dell’ennesimo caso di truffa telematica messa a segno ai danni di cittadini e imprese. E anche stavolta i militari sono riusciti ad arrivare ai responsabili. Più lungo sarà invece l’iter per avere indietro il maltolto. La raccomandazione è sempre quella di allertare le forze dell’ordine in caso di sospetti nelle operazioni web e telefoniche.