Cosa resta della natura quando viene privata di ogni dettaglio? Per gli artisti dell’astrazione organica la forza di una curva, il vuoto di una cavità, l’equilibrio di un volume. È questo il racconto di “Astratto Organico”, la grande mostra internazionale inaugurata al Museo Gigi Guadagnucci di Villa Rinchiostra.
Un’esposizione che fino al 7 ottobre riunirà all’ombra delle Apuane sei protagonisti della scultura del Novecento, nel quarantennale della scomparsa di Henry Moore. Accanto al maestro britannico, Agustín Cárdenas, Antoine Poncet, Alberto Viani, Alicia Penalba e Maria Papa Rostkowska, artisti accomunati dalla progressiva astrazione delle forme della natura.
Curata da Mirco Taddeucci, la mostra propone 34 opere, quattro delle quali inedite, costruendo un itinerario che attraversa alcune delle esperienze più significative della scultura internazionale del Novecento. Il percorso si sviluppa per nuclei tematici, mettendo in relazione autori provenienti da Paesi diversi che trovano nella riduzione di corpi, paesaggi e natura a volumi essenziali, superfici, cavità e tensioni plastiche, un linguaggio comune.
Non in secondo piano anche il legame con il territorio apuano. È proprio nelle cave delle Apuane e nei laboratori del marmo che questi sei maestri trovarono nuove chiavi di lettura per la propria arte. Henry Moore vi giunse nel 1957, dopo avere ricevuto la commissione della monumentale Reclining Figure destinata alla sede Unesco di Parigi, inaugurando un rapporto che ha lasciato il segno nella sua produzione italiana.









