Fra qualche giorno, il 15 gennaio, cadrà il secondo anniversario dell’intuizione che permise ad Andrea Crisanti, appena giunto a Padova da Londra, di comprendere la reale portata della minaccia che comportava il contagio diffuso a Wuhan in Cina, di cui in quei giorni si parlava vagamente, come di un evento lontano e circoscritto.

In base ai dati pubblicati dall’Imperial College , il neo direttore del dipartimento di microbiologia dell’università patavina comprese che i numeri sulla diffusione del virus forniti dal governo di Pechino erano largamente sotto stimati. Inoltre Crisanti calcolò che i consistenti flussi di passeggeri delle linee aeree che collegavano Wuhan e l’Europa avrebbero rapidamente trasportato il virus fra di noi in pochi giorni.

Per questo azzardò, e qualcuno della regione Veneto gliene chiese persino ragione, la provvidenziale decisione di comprare quantità consistenti di reagenti per affrontare dopo qualche settimana l’emergenza tamponi che esplose con la prima vittima di Covid ,il 21 febbraio a Vò, un comune veneto al confine con la Lombardia.

Grazie a questa scelta dello scienziato, gli effetti fra la popolazione del comune veneto saranno largamente meno devastanti di quanto invece si produsse a distanza di qualche decina di chilometri, nella zona di Codogno.