NAPLES, CAMPANIA, ITALY - 2021/12/06: Law enforcement officers check people at the port for boarding ferries to the islands, to verify that they have the Green pass to avoid the spread of the coronavirus or Covid-19 infection. (Photo by Salvatore Laporta/KONTROLAB/LightRocket via Getty Images)

Quando Auguste Comte si chiese per quale motivo non fosse accettata la libertà di opinione in matematica – dire che due più due fa tre non è un’opinione, è una stupidaggine – ma lo fosse in morale o in politica, ne nacque una bella disputa con John Stuart Mill. Comte era un positivista, del positivismo è considerato il fondatore, e cioè credeva valesse la pena di occuparsi soltanto di ciò che è misurabile e verificabile per trarne leggi definitive, e che questo metodo, il metodo scientifico, meritasse di essere esteso il più possibile, anche alla morale e alla politica. Mill era invece un liberale, nemico di ogni dogmatismo, compresi certi furori dogmatici della scienza, figuriamoci del dogmatismo in morale e in politica.

Per quel che vale, sto con Mill tutta la vita: trasferire il dogmatismo dalle religioni alla scienza, e pure alle scienze sociali, non mi pare un grande affare per l’umanità, e lo scrivo dopo avere letto una tumultuosa dichiarazione di Roberto Burioni: “Dare a chi evade l’obbligo vaccinale una multa (100€) una tantum più o meno equivalente a due divieti di sosta (41€x2) rende l’obbligo stesso una grottesca buffonata. Dispiace vederla arrivare da un governo che si credeva serio. Spero di avere capito male”. Riporto Burioni elevandolo forse arbitrariamente a portavoce ideale, se non altro per la brutalità dell’opinione, di quel buon numero di scienziati, da Massimo Galli a Guido Lopalco, scossi da furia per la levità delle sanzioni che accompagnano l’obbligo vaccinale. Ma soprattutto Burioni è coniatore di una fortunata espressione – “la scienza non è democratica” – con cui è solito respingere le più svalvolate e talvolta aggressive delle obiezioni.