di Pietro Senaldivenerdì 31 luglio 20264' di letturaMarco Travaglio si è aperto durante il podcast Fuori di Cabello, condotto dalla omonima Victoria. “Quando gioca la Nazionale di calcio tifo contro perché detesto la retorica finto patriottica. Ho goduto come un matto per la terza eliminazione consecutiva dai Mondiali”. Il solito simpaticone; in confronto a lui Vladimir Putin è umano e Donald Trump è altruista. Anche sul tennis azzurro il direttore del Fatto Quotidiano ha da ridire: «Gioco anch’io ma Jannik Sinner non mi piace, è monotono. Io tifo per Carlos Alcaraz».C’è da capirlo, probabilmente è il collega Andrea Scanzi, altro patito della racchetta noto per modestia e affabilità, a dargli le dritte e talvolta provocargli rovesci. «Batti lei, direttore»: le loro sfide saranno uno spasso al confronto dei servizi a duecento chilometri l’ora del nostro campione altoatesino. Doppio fallo quindi per il grande giornalista, così controcorrente che da trent’anni non tifa neppure più per la sua squadra, la Juventus. «Ho smesso nel 1995, quando arrivò Luciano Moggi», spiega, a sottolineare che lui non c’entra nulla con gli anni di Calciopoli. Invece prima, nessuna ombra sui successi del glorioso club? Più probabile che fosse Travaglio a non essersi ancora appassionato di inchieste ai tempi.Sigfrido Ranucci, la difesa di Travaglio: "I giornalisti non sono tenuti alla disciplina"Eccolo, Marco Travaglio. Dopo una prima pagina “gelida” sul caso Ranucci-Lavitola (edizione di venerdì...COERENZA