Libertà sotto attacco

Daniele Pavarin

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Nel suo editoriale pubblicato su Il Riformista del 28 luglio, Rodolfo Belcastro pone un tema cruciale per la sostenibilità dei modelli di difesa in Occidente. L’analisi pone l’accento sul ruolo dei grandi attori dell’innovazione tecnologica. È comprensibile: sono i soggetti che sviluppano le piattaforme, vincono i grandi programmi, dialogano con i governi. Ma la guerra dei costi che si sta imponendo — dove un drone da poche migliaia di euro può obbligare l’avversario a rispondere con un intercettore da milioni — non si vince solo ai piani alti dell’industria. Si vince anche, e forse soprattutto, nella capacità di mobilitare in fretta tecnologie e filiere, che vanno portate al centro del dibattito strategico.

La logica dell'”arma più sofisticata per ogni minaccia” è insostenibile nel tempo: efficace scambio dopo scambio, ma dispendiosa sul piano industriale ed economico. La risposta più discussa è la difesa stratificata: sistemi costosi riservati alle minacce complesse, soluzioni più economiche per saturare le difese a basso costo, guerra elettronica, laser, Intelligenza Artificiale. Ma stratificare significa anche diversificare i fornitori: avere accesso a tecnologie alternative, spesso più agili, capaci di essere adattate rapidamente senza passare per i cicli di sviluppo lunghi e costosi tipici dei grandi programmi.