di
Federico Berni
L'hangar di viale Monte Rosa ha ospitato la collezione raccolta negli anni dal Cavaliere. «Aveva una collezione eterogenea, anche con dipinti di valore museale. Ma la quadreria era frutto di un'idea diversa, da visionario»
Non resta che aspettare le ruspe e la costruzione del supermercato, per sapere se la zona del capannone che prima ospitava l’enorme ritratto olio su tela del Cavaliere (doppiopetto e sguardo affabile) sarà adibita a reparto surgelati o alle promozioni del momento, passata di pomodoro a 69 centesimi, tris di mozzarelle a 1,19.
Perché da qui a un anno circa, dell’hangar di viale Monte Rosa, Arcore, che un tempo ospitava la monumentale collezione privata di opere pittoriche e scultoree acquistate da Silvio Berlusconi non rimarrà più niente, se non il ricordo delle visite di ministri e imprenditori che passeggiavano tra l’infinita raccolta di pezzi dalle quotazioni non proprio stellari, a celebrazione di quella che Lucas Vianini, ex allestitore della quadreria, definisce «la mitologia berlusconiana».








