Carlos Cordeiro, senior advisor del presidente Fifa e ponte tra Zurigo e la Casa Bianca, ha lasciato l'incarico in segno di protesta contro il piano di privatizzazione del Mondiale. Infantino, intanto, ha mandato una lettera alle 211 federazioni: "Nessuno sta vendendo il calcio." Asia e Concacaf si uniscono al fronte del no, mentre l'Africa apreCarlos Cordeiro, senior advisor del presidente Fifa e ponte tra Zurigo e la Casa Bianca, ha lasciato l'incarico in segno di protesta contro il piano di privatizzazione del Mondiale. Infantino, intanto, ha mandato una lettera alle 211 federazioni: "Nessuno sta vendendo il calcio." Asia e Concacaf si uniscono al fronte del no, mentre l'Africa apreAlla presentazione dei Mondiali scappò una battuta. Carlos Cordeiro parlava con Gianni Infantino più di quanto Andrew Giuliani, direttore della task force della Casa Bianca per la Coppa del Mondo, parlasse con sua moglie. Una gag, da parte dello stesso Giuliani, che in fondo non era solo faceto: Cordeiro era il mediatore tra Zurigo e Washington, l’uomo che aveva trattato con Donald Trump e che accompagnava il presidente Fifa nelle visite diplomatiche. Un vecchio habitué che da adesso sarà messo da parte: davanti al progetto che prevede i Mondiali in mano ai privati, Cordeiro ha deciso di rassegnare le dimissioni da senior advisor di Infantino."Che sia chiaro: non ho avuto alcun coinvolgimento in questa proposta e mi oppongo senza riserve. È un cattivo affare per le federazioni membri della Fifa, un male per il calcio e per il futuro a lungo termine del gioco", ha scritto su LinkedIn. La proposta a cui si riferisce è la Fifa Forward Enterprise, la società che cederebbe circa il 20% dei diritti commerciali del Mondiale a investitori privati, con la cordata guidata da Joshua Kushner, fratello del genero di Trump. Cordeiro ha anche sollevato un dubbio: “In questo contesto, vendere una quota permanente dell'asset più prezioso del calcio per raccogliere 4,2 miliardi di dollari ha poco senso”.Nel frattempo, Infantino ha risposto alle polemiche delle scorse ore - tra cui le minacce di boicottaggio della Uefa - con una lettera destinata alle 211 federazioni mondiali chiamate a votare sulla Ffe entro il 19 settembre. Il tono è quello di chi non intende fare un passo indietro: "Rispettiamo le opinioni e le preoccupazioni espresse pubblicamente, ma nessuna singola entità può pretendere di rappresentare tutte le 211 federazioni affiliate. Il processo di consultazione è stato ostacolato da notizie errate diffuse dai media”. E poi, la replica alla Uefa, seppur non menzionata direttamente: "Nessuno sta vendendo il calcio”. La Ffe, sostiene Infantino, "garantirebbe a tutte le Associazioni Membro la possibilità di gestire in prima persona le opportunità commerciali legate al calcio nei rispettivi Paesi”. Dopo la Uefa con le sue 55 federazioni, si è aggiunta la Concacaf, la confederazione nordamericana e caraibica, e ora anche l'Afc, quella asiatica. Da cui arriva una lettera alle 47 federazioni del continente in cui il presidente Salman bin Ibrahim al-Khalifa ribadisce che il progetto "mina le fondamenta del calcio”. L'Asia è storicamente il grande elettorato di Infantino, e la sua presa di distanza ha un peso specifico diverso da quello europeo. Diversa la posizione africana: Patrice Motsepe, presidente della Caf e uomo vicino a Infantino, ha convocato le federazioni africane per la prossima settimana per "esaminare il progetto", lasciando aperta la possibilità di un sì. Silenzio, per ora, dalla Conmebol sudamericana. La partita si gioca sul filo dei numeri: Infantino ha bisogno di una maggioranza delle 211 associate. Con Europa, Asia e Concacaf contro, i conti non tornano. A meno che Africa e Sud America non riescano a compensare. C’è tempo fino al 19 settembre.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
Caos Mondiali, il braccio destro di Infantino si dimette: "La Ffe è un male per il calcio". Il presidente Fifa tira dritto: "Nessuno ha messo in vendita questo sport"
Carlos Cordeiro, senior advisor del presidente Fifa e ponte tra Zurigo e la Casa Bianca, ha lasciato l'incarico in segno di protesta contro il piano di privatiz










