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Davide Maniaci

Ha legato il suo nome allo stabilimento di scarpe di lusso Moreschi, simbolo dell'eleganza made in Italy. Dall'ascesa nel dopoguerra all'apice del mercato, fino al declino negli anni recenti: l'imprenditore aveva guidato la fabbrica finché aveva potuto

Era il simbolo della scarpa vigevanese, l’imprenditore che ne ha segnato l’epopea dalla fioritura nell’immediato dopoguerra, fino all’apice e al declino del settore negli ultimi anni. Vigevano piange Gianbeppe Moreschi, scomparso nella notte tra giovedì e venerdì all’età di 92 anni. Le sue condizioni di salute erano precarie da tempo. Ha legato il suo nome allo stabilimento di scarpe di lusso Moreschi, senza dubbio il più famoso della città, simbolo stesso dell'eleganza «made in Italy» e guidato dall’imprenditore finché ha potuto, prima della cessione ai figli e, poi, al fallimento. Negli anni d’oro il suo stabilimento era arrivato a produrre 250 mila paia di scarpe all’anno. Fu il padre Mario a fondare Morres, una delle tantissime fabbriche di scarpe che costellavano Vigevano durante il boom economico. Gianbeppe la ereditò all’improvviso, nel 1957, a 23 anni, dopo la prematura scomparsa del genitore ripartendo insieme al socio e amico Giuseppe De Paoli. La svolta avvenne nel 1962 quando Vigevano ospitava la Fiera della calzatura più importante del mondo. Lì venne deciso di usare il proprio cognome come marchio dell’azienda e venne creato il simbolo storico, una M formata da due scarpe, visibile ancora nella rotatoria sulla statale 494, a Vigevano, nei pressi dello stabilimento.