L'Etna torna a mostrare il suo volto più spettacolare, ma i dati strumentali dell'ultima notte indicano che la fase più intensa dell'eruzione potrebbe essersi già esaurita. Il tremore vulcanico, che nelle ore precedenti aveva toccato valori molto alti, è crollato improvvisamente portandosi su livelli normali, mentre nella zona sommitale non si registra più emissione di cenere. Un quadro che, secondo l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), farebbe pensare a un avvicinamento alla conclusione della fase eruttiva.

La colata lavica, generata dall'attività effusiva scattata alle 20:49 (ora italiana) di ieri mercoledì 30 luglio nell'alto settore della Valle del Leone, a circa 2.700 metri di quota, sarebbe tuttora alimentata. Il fronte più avanzato ha raggiunto una quota stimata tra i 1.700 e i 1.750 metri, a monte di Rocca Capra, ma secondo l'Osservatorio etneo il flusso starebbe rallentando: dall'analisi delle immagini della rete di telecamere, i settori più distanti dalla bocca eruttiva apparirebbero infatti scarsamente alimentati. Sono in corso rilievi sul terreno per fotografare con maggiore precisione l'estensione e lo stato della colata.

A tenere banco nella giornata di ieri è stata soprattutto l'attività stromboliana del cratere Voragine, che ha alternato fasi di stanca a momenti di grande vigore. Dopo essere gradualmente diminuita fino a cessare del tutto verso le 13, l'attività è ripresa nel tardo pomeriggio, intorno alle 18:50, guadagnando intensità fino a raggiungere un livello molto sostenuto verso le 21:55. Il fenomeno è proseguito senza interruzioni fino all'1:40 di questa notte, quando si è interrotto in modo repentino. Nella fase di massimo vigore la fontana di lava ha generato una nube di cenere alta circa 7.000 metri sul livello del mare, dispersa dal vento in direzione sud-ovest.