Uno screenshot del video della Polizia contro l'abbandono degli animali
La prima scena mostra una poliziotta che torna a casa e, finito il turno, saluta la sua cagnolina al rientro. Poi cambia, di poco, l'inquadratura e la stessa donna è pronta per la partenza con l'animale al seguito, per chiudere con il proclama: "Lei è Joy, il mio amico a quattro zampe, ed è sempre con me anche in vacanza. Non abbandonare gli animali". Lo spot si chiude con un altro "grande classico", ovvero la scritta in sovra impressione che dice: "L'abbandono è un reato, per loro un tradimento".
E' questo il contenuto del breve spot della campagna contro l'abbandono della Polizia di Stato che ogni anno produce un contenuto dedicato appunto alla sensibilizzazione delle persone rispetto alla piaga che si verifica puntualmente ogni estate. E' ovvio sottolineare che l'intento è sempre onorevole ma più di una volta, ormai a rischio di ripeterci, va sottolineato quanto poco siano efficaci in termini di persuasione questo genere di comunicazioni. Al di là di un contenuto che anche in italiano langue, come il non usare la formula corretta del femminile per Joy che è una "cagna", e dunque dovrebbe essere semplicemente l' "amica" a quattro zampe e non l'amico, il messaggio di per sé contiene il solito bias di rivolgersi a chi in fondo gli animali già sa che non vanno abbandonati. E anche ricordare che si tratta di un reato, sebbene si comprende che la polizia sia tenuta a farlo, è ridondante. Davvero si pensa che le persone che abbandonano i cani e anche i gatti lo facciano nell'ignoranza della legge? Sì, alcuni possono ancora ritenere che non si venga puniti, sebbene siano state ora anche inasprite le pene dopo l'emanazione della cosiddetta "legge Brambilla", ma il punto è che l'aspetto punitivo ad oggi non ha mai funzionato come deterrente.










