SPINEA (VENEZIA) - «Dalla polizia stradale non abbiamo avuto nessuna notizia. L'indagine è aperta, ma se appare fondata l'ipotesi che il veicolo abbia subito un urto che lo abbia fatto sbandare, questo modifica tutta la dinamica in fase di accertamento, anche se purtroppo non ci riporta in vita il nostro caro». Le parole sono di Chiara Facco, da nove anni compagna di Liberato Di Vivo, morto improvvisamente alle 2,30 della notte tra martedì e mercoledì. La sua auto è uscita di strada sul passante di Mestre, zona Spinea, tamponando un mezzo pesante che era regolarmente fermo sulla piazzola di sosta per la pausa notturna. Il quarantaseienne originario di Pompei (Napoli), ma che per trent'anni è cresciuto in Toscana e che poi si è trasferito nel padovano dove conviveva a Piazzola sul Brenta, era un libero professionista nel settore delle energie rinnovabili. Stava tornando da una festa di compleanno che si era svolta nel territorio di Mira, nel veneziano. Se com'è doveroso si deve capire il motivo che ha causato l'uscita dell'auto della carreggiata e poi lo schianto mortale, la compagna e le persone a lei più vicine e che conoscevano Liberato chiamato dai più Libero, escludono categoricamente fosse alla guida in stato di alterazione alcolica. Con ancor più convinzione, rifiutano l'ipotesi che fosse sotto l'effetto di stupefacenti. Mettersi alla guida dopo aver bevuto e consumare droghe, sono assolutamente esclusi dalla sua condotta di vita.
Liberato muore a 46 anni nell'auto speronata sul Passante di Mestre, il dolore della compagna Chiara: «Voglio sapere la verità»
SPINEA (VENEZIA) - «Dalla polizia stradale non abbiamo avuto nessuna notizia. L'indagine è aperta, ma se appare fondata l'ipotesi che il veicolo abbia subito un urto che...






