Le scuse sono durate soltanto le prime righe di un tweet. Carlo Calenda prende le distanze dal dirigente di Azione che ha chiamato Matteo Salvini «handicappato»: grave, moralmente sbagliato, punto. Sembrava dovesse finire qui, invece era solo l’incipit. Poi infatti sono venute le altre righe, e lo stesso Calenda che come trasfigurato annega le scuse in una sequela di insulti al leader leghista: «Inetto, ignorante, incapace, impreparato, ipocrita, inadatto, inutile». Sette aggettivi in fila, come se stesse svuotando un cassetto pieno di frustrazioni accumulate. Il fatto di essere d’accordo con lui non giustifica l’iperbolico scarto della narrazione. Calenda perde la misura, si disunisce.

Mi scuso a nome di @Azione_it con Salvini per l’uso di questo termine. E’ una cosa grave, moralmente sbagliata e anche inutile quando, per descrivere Matteo, si possono usare parole come: inetto, ignorante, incapace, impreparato, ipocrita, inadatto, inutile..e questi sono solo… pic.twitter.com/CKLIZC9Bh2— Carlo Calenda (@CarloCalenda) July 29, 2026

Su X il dottor Calenda lascia il posto a Mr. Hyde

È questo doppio registro che racchiude il ritratto dell’autore. Dentro quel tweet c’è tutto il suo mistero: un caso di sdoppiamento della personalità, il dottor Jekyll e Mr. Hyde che in lui convivono. C’è un Calenda che, visto di persona, appare un politico umorale ma preparato, capace di discutere di industria, di energia, di conti pubblici con una competenza che gli viene riconosciuta anche dagli avversari. Poi arriva il momento in cui si cimenta su X. E lì il dottor Calenda lascia il posto a Mr. Hyde. Basta una notifica, un tweet contro che gli va di traverso, il commento di un presunto filoputiniano, e scatta la metamorfosi. Il politico preparato ingaggia polemiche furibonde che non risparmiano nessuno, neanche sconosciuti utenti con una manciata di follower, e si trasforma in un leone da tastiera, aggressivo e sempre bisognoso di avere l’ultima parola. Come se ogni messaggio fosse una sfida personale ad annichilire chi gli replica osando dissentire dalla sua visione del mondo.