di Paolo Morelli
Dopo anni di difficoltà, con la situazione finanziaria appesantita dai debiti e i lavori in diverse parti del mondo ostacolati da conflitti e tensioni geopolitiche, il recente aumento di capitale con raggruppamento delle azioni e rifinanziamento del debito hanno migliorato la situazione della Trevi, azienda di Pievesestina di Cesena specializzata in ingegneria del sottosuolo, ed è subito arrivata l’offerta di scambio di azioni avanzata dalla friulana Icop. Ma a stretto giro di posta è arrivata una nuova proposta da parte di Webuild che martedì scorso, dopo la chiusura della Borsa, ha svelato i contenuti di una proposta che molti considerano più allettante di quella di Icop: l’offerta prevede il pagamento di un corrispettivo, interamente in contanti, di 4,50 euro per ogni azione Trevi, che fino all’uscita di questa notizia nel listino della borsa di Milano galleggiava attorno a 4,20 euro, il valore assegnato da Icop per il concambio delle azioni.
Facile intuire che per i principali azionisti di Trevi, Cassa Depositi e Prestiti (controllata da Poste Italiane, quindi sostanzialmente dal Governo), fondo d’investimenti Polaris Capital Management e Praude Asset Management, l’offerta di Webuild, che valorizza il gruppo Trevi circa 295 milioni di euro sia molto più interessante. Questo non solo perché la cifra offerta è superiore (include un premio del 29,8 per cento rispetto alla quotazione del 26 giugno scorso, ultimo giorno prima dell’offerta di Icop, con una valorizzazione dell’8,1 per cento superiore all’offerta dell’azienda friulana, ma perché prevede il pagamento in contanti, elemento fondamentale per gli investitori perché garantisce un valore certo e immediatamente monetizzabile.










