Di: Jean-Marc Heuberger (RTS), articolo originale - sf, adattamento in italianoLe misure di protezione contro possibili attività di spionaggio sono state estese dal Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS).
Anche le auto connesse, secondo quanto appreso dalla RTS, sono soggette a restrizioni di accesso nelle vicinanze di siti considerati sensibili, come il Centro di competenza per la condotta della guerra elettronica di Zimmerwald, nel Canton Berna.Il DDPS non ha però voluto precisare in cosa consistano queste limitazioni. In una presa di posizione, un portavoce ha indicato che le misure dipendono dal dispositivo di sicurezza adottato da ciascun sito.
Nessuna indicazione è stata inoltre fornita sull’eventuale coinvolgimento delle trenta Tesla acquistate dall’esercito svizzero per i propri ufficiali.L’allarme dei servizi segretiNel suo rapporto sulla sicurezza più recente, il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) ha richiamato per la prima volta l’attenzione sui rischi legati ai veicoli connessi, in particolare quelli prodotti in Cina.Durante la conferenza del 25 giugno, il direttore del SIC Serge Bavaud aveva espresso chiaramente le proprie preoccupazioni. Secondo il responsabile dell’intelligence svizzera, le persone che potrebbero rappresentare un obiettivo d’interesse per servizi di spionaggio stranieri dovrebbero evitare l’utilizzo di automobili connesse di fabbricazione cinese.“Queste vetture sono smartphone su ruote. Le autorità di quel Paese collaborano con i costruttori e i servizi segreti possono accedere ai dati registrati dai veicoli, comprese, ad esempio, eventuali conversazioni” sottolinea Bavaud.Sempre secondo il direttore del SIC, anche la Cina imporrebbe restrizioni ai veicoli connessi nelle vicinanze delle proprie infrastrutture critiche. “Non è un caso” osserva.Il servizio del 19h30 (RTS, 29.07.2026)Telecamere e microfoni a bordoPer comprendere meglio le capacità di questi veicoli, la RTS ha visitato uno showroom del costruttore cinese BYD a Ginevra.“L’auto è estremamente connessa. Si può controllare praticamente tutto a distanza e queste funzioni sono di serie” spiega un venditore. Il veicolo dispone inoltre di telecamere anteriori, posteriori e laterali, utilizzate anche per facilitare le manovre di parcheggio.A bordo sono presenti anche diversi microfoni, impiegati per attivare i comandi vocali e le funzioni di assistenza del veicolo, come ad esempio l’apertura del tetto panoramico.Nonostante le preoccupazioni espresse dalle autorità, i clienti non sembrano preoccupati. “Oggi tutto è connesso e avere queste opzioni rappresenta un vantaggio” sostiene uno di loro.La replica dei costruttoriBYD respinge ogni accusa, affermando di non trasmettere dati alla Cina. L’azienda sostiene di rispettare rigorosamente le normative europee e svizzere in materia di protezione dei dati.Gli altri costruttori cinesi interpellati non hanno risposto direttamente alle domande. Diversi di loro indicano tuttavia sui rispettivi siti internet di attenersi alle regole europee sulla tutela dei dati personali.Le spiegazioni Jean-Marc Heuberger (19h30, RTS, 29.07.2026)L’attenzione cresce anche all’esteroLa Svizzera non è l’unico Paese a monitorare il fenomeno. Secondo diversi media tedeschi, i servizi d’intelligence della Germania avrebbero sottoposto a test alcuni veicoli di marchi cinesi, mentre la Baviera ha recentemente avviato un’indagine sul tema.Negli Stati Uniti, l’allora presidente Joe Biden aveva deciso nel 2025 di vietare l’importazione di veicoli connessi provenienti da Cina e Russia, estendendo il provvedimento anche ai software sviluppati in questi Paesi destinati all’industria automobilistica.







