Tutto passa dall’acqua. Una massima che vale, a maggior ragione, in quella Apulia sitiens, cioè in quella «Puglia assetata» in cui le aziende agricole si confrontano quotidianamente con i problemi posti dall’accesso alla risorsa idrica. Anche fuori dall’emergenza, rimane la sfida delle sfide e, come tale, necessita di una programmazione di lungo periodo.
Una pianificazione strategica, però, non può che iniziare da numeri e premesse. Da qui il progetto «H2O», promosso da Unioncamere Puglia (con Water Europe e Uniontrasporti), e nato per rilevare i costi, le difficoltà di approvvigionamento e i fabbisogni delle imprese agricole pugliesi. L’indagine - finanziata con il Fondo perequativo infrastrutture 2025-26, patrocinata dall’Assessorato pugliese all’Agricoltura e presentata ieri alla Camera di Commercio di Bari - si svilupperà attraverso la somministrazione di un questionario e la realizzazione di 200 interviste telefoniche ad aziende situate in quattro Comuni pilota: Manduria, Molfetta, Nardò e San Giovamnni Rotondo (ma anche altre imprese potranno partecipare accedendo direttamente al sito di Unioncamere). L’idea di base è chiara e la esplicita Luciana di Bisceglie, presidente di Unioncamere Puglia: «Con questo progetto vogliamo raccogliere il punto di vista delle aziende e trasferirlo alle istituzioni e agli organi di informazione. Non si tratta soltanto di stabilire se serva più acqua ma anche di capire come utilizzare in modo più intelligente quella disponibile, come monitorare i consumi e quali innovazioni possano migliorare la qualità e la redditività delle colture». Alla fine, come ricorda Luigi Triggiani, segretario generale di Unioncamere Puglia, la differenza produttiva tra un ettaro ben irrigato o male irrigato è sostanziale. «Noi non possiamo occuparci dell’offerta - spiega - ma della domanda sì, cercando di capire quali sono i fabbisogni degli agricoltori».






