Questo è un articolo del numero de Linkiesta Etc dedicato al tema della tecnologia delle emozioni, in edicole selezionate a Milano e Roma, e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia. E ordinabile qui.

È alto circa 2 metri, pesa intorno ai 180 chili e ha da poco compiuto cinque anni. È RoBee, il robot umanoide cognitivo di Oversonic, azienda italiana nata nel 2020 in Brianza per opera di Fabio Puglia e Paolo Denti, rispettivamente Presidente e Ceo. Ma che cosa s’intende precisamente per robot cognitivo? «È un robot dotato di intelligenza artificiale avanzata che gli permette di analizzare l’ambiente circostante, agendo in modo autonomo e adattabile», spiega Fabio Puglia, che aggiunge: «A differenza dei robot tradizionali, adatti ad assolvere compiti ripetitivi, RoBee può interpretare dati complessi, prendere decisioni, gestire imprevisti e collaborare con gli esseri umani, tant’è che ha ottenuto le complesse certificazioni per poter operare in ambito industriale e lo stiamo testando anche in ambito medicale».

RoBee non corre o gioca a calcio normalmente, come fanno i robot cinesi che abbiamo visto gareggiare ad agosto ai World Humanoid Robot Games a Pechino, bellissimi giocattoli ma che, muovendosi “su due piedi” e non su ruote, oggi non sono certificabili per lavorare con l’essere umano. «Abbiamo deciso di fare una scelta in controtendenza rispetto ai nostri competitor ed è per questo che ci definiamo software company», prosegue Puglia: «Questo spiega perchè la mobilità di RoBee è governata da algoritmi performanti consolidati capaci di garantire la sicurezza, mentre la nostra piattaforma AI è utilizzata soltanto per la parte cognitiva. In questo modo i nostri robot hanno standard di autonomia e di sicurezza unici al mondo. Non è più il processo industriale a dover essere modificato dall’introduzione del robot, ma la macchina stessa ad essere in grado di adattarsi al contesto. Un cambio di paradigma radicale».