di
Ilaria Sacchettoni
Sette persone si sono rese volontariamente disponibili al prelievo del proprio Dna ma la comparazione con le tracce sui reperti ha dato esito negativo
La nuova inchiesta sul delitto di Simonetta Cesaroni è, al momento, ferma. I tentativi di raggiungere la verità e le prescrizioni imposte dalla gip un anno e mezzo fa non hanno offerto alcun apprezzabile risultato. Sette persone si sono rese volontariamente disponibili al prelievo del proprio Dna ma il gesto di collaborazione si è rivelato inutile. La comparazione con le tracce sui reperti ha dato infatti esito negativo.
Fascicolo ancora senza indagatiIl fascicolo affidato ai magistrati Giuseppe Cascini e Alessandro Lia è ancora senza indagati, un’indagine ricognitiva conto ignoti. Va ricordato che, in seguito all’opposizione all’archiviazione dell’inchiesta presentata da Paola Cesaroni, sorella di Simonetta, massacrata il 2 agosto 1990 nel famoso edificio in Prati, la gip del Tribunale di Roma Giulia Arcieri aveva disposto di acquisire ulteriori testimonianze, effettuare perquisizioni nei confronti di quanti ancora vivi dopo tutti questi anni e sottoporre a verifica (attraverso le nuove tecnologie) i reperti. Ma al momento non c’è ancora una vera pista, malgrado gli sforzi dei carabinieri del Nucleo Investigativo di via in Selci e dei colleghi del Ris. Arcieri aveva prescritto nuovi interrogatori invitando anche ad approfondire il celebre furto al caveau di piazzale Clodio (era il 1999) nel quale scomparve la documentazione riservata di molti magistrati e che forse ha nascosto indizi riguardo al giallo più longevo di Roma.










