«C’è un pubblico molto più attento, viene per sedersi, ascoltare i testi e quello che ho voglia di raccontare in questo spettacolo». È un’estate impegnata quella di Serena Brancale, la Gazzetta riesce a intercettarla in aeroporto fra una data e l’altra del «Sacro Tour». Sacro e fortunato, visto che sono state appena annunciate nuove tappe, come quella di stasera a Cosenza. Ma gli occhi sono puntati sul ritorno nella sua Puglia, domani 31 luglio, attesa all’Arena Bianca-Foro Boario di Ostuni, e poi ovviamente il gran finale il 3 ottobre al Palaflorio di Bari. «Le prime date le abbiamo fatte all’estero - racconta - Londra, Madrid e Barcellona. È stato strano ma bello, poi è un concerto molto più costruito, il mio primo vero allestimento».

Siete in tanti sul palco, otto musicisti, otto ballerini...

«Dividere il palco con tanta gente è una festa, una festa patronale. Mancano solo le luminarie, anche se la scenografia le ricorda. Ci sono diversi “quadri”: a un certo punto mi sposto e andiamo in Spagna, nell'album ci sono brani legati alla musica andalusa e al flamenco. Ci sono tante canzoni d'amore e la parentesi dedicata a Bari e al folklore».

Lo stesso folklore che canta in «Al mio Paese», con Levante e Delia, disco d’oro. Un tormentone ormai, lo possiamo dire. Secondo lei cosa ha funzionato?