Entrando al Cocoricò si ha la sensazione che alcune cose non siano cambiate mai. La Piramide continua a dominare tutto il resto, le persone arrivano molto prima dell’inizio dei set. Altre cose, invece, sono profondamente diverse. Basta guardarsi intorno per capire che il locale non è più pensato come una pista unica, ma come un insieme di spazi che convivono e parlano a pubblici diversi. La line-up della serata è costruita come un festival diffuso, con identità musicali differenti che convivono nello stesso luogo: sotto la Piramide arriva Eastenderz, uno dei marchi simbolo dell’underground britannico, mentre il Titilla e la T-Room seguono percorsi completamente diversi. È la fotografia di come è cambiato il mercato dei club negli ultimi anni.

Abbiamo avuto l’occasione di parlarne con Enrico Galli, Ceo del Cocoricò. Prima di arrivare a Riccione ha attraversato per anni il mondo dei locali, prima come gestore e poi come imprenditore, osservando da vicino l’evoluzione di un settore che oggi vive logiche completamente diverse rispetto al passato.

La prima decisione, racconta, è stata quasi controintuitiva: cambiare il meno possibile. «Ho cercato di mantenere la storia di questo locale e di non trasformarlo troppo. Se guardate il Cocoricò è rimasto più o meno simile. Sarebbe stato un errore snaturare un posto che ha già un’identità così forte», dice.