Il ricambio generazionale del vino siciliano arriva nel momento in cui l’isola sta consolidandp una posizione internazionale che pochi decenni fa sarebbe parsa fuori portata, e sceglie di affidarne la rappresentanza collettiva a chi dovrà custodirla e reinterpretarla nei prossimi anni.
A inizio luglio 2026, a Palermo, Assovini Sicilia — l’associazione che riunisce cento aziende vitivinicole dell’isola — ha eletto Gabriella Favara alla presidenza, alla guida di un consiglio di amministrazione composto interamente da under 40 provenienti dal gruppo Generazione Next.
Favara, marsalese e non ancora trentenne, è international marketing manager di Donnafugata, l’azienda della sua famiglia. Laureata in Economia aziendale e con un master in business management a Oxford, ha maturato esperienze nel trade marketing prima di rientrare in Sicilia per seguire i mercati esteri del gruppo, dove lavora da quattro anni. Raccoglie il testimone da Mariangela Cambria, presidente uscente, insieme a un consiglio che vede Pietro Pollara nel ruolo di vicepresidente.
Il vino isolano
La composizione del nuovo consiglio restituisce con una certa precisione l’assetto attuale del vino isolano. Accanto ai nomi che hanno costruito la reputazione internazionale della Sicilia enologica — Donnafugata, Planeta, Tasca d’Almerita, le marsalesi Cantine Pellegrino, le etnee Tenute Nicosia — siedono realtà di formazione più recente o attraversate da una rinnovata spinta familiare, da Camporè sul versante nord dell’Etna alle Tenute Navarra di Butera, fino all’azienda dei Principi di Spadafora. Una mappa che tiene insieme le grandi maison che hanno portato il marchio Sicilia sui mercati mondiali e le imprese emergenti che stanno ridisegnando la geografia produttiva dell’isola, dall’Etna al Marsalese, dal Nisseno al Palermitano.







