La vera bellezza non è sfoggiare una capigliatura lunga o fluente, riccia o liscia. È scegliere di condividere ciò che si ha, per regalare speranza, dignità e un sorriso a chi ne ha maggiormente bisogno. Peraltro un capello, da solo, è una cosa piccolissima. Quasi invisibile, da scrollarsi dalla giacca con un colpetto della mano. I capelli, però, si possono donare, trasformando qualcosa che ricresce naturalmente in un’offerta preziosa per chi sta vivendo un momento impegnativo. E ogni ciocca offerta racconta una storia fatta di altruismo. Come quella di Matilde, una bambina di 9 anni che dona le sue trecce per permettere di realizzare una parrucca oncologica. La porta della Langa Capelli folti, scuri come gli occhi grandi, e un sorriso dolce, la piccola abita con la mamma Giulia Vinai, il papà Daniele Barucco e il fratello Lorenzo (di sei anni e mezzo) a Carrù, un paese della provincia di Cuneo soprannominato “porta della Langa” per la posizione geografica e famoso in mezzo mondo per un tesoro tipico della gastronomia come il bollito, realizzato con la rinomata carne del suo “bue grasso”. Uno di quei luoghi dove tutti si conoscono e il senso di comunità è ancora forte. Ed è quello che Matilde respira ogni giorno nella sua famiglia, «gente semplice e comune, ma ricca d’amore», come li descrivono. Una treccia contro il cancro Così la bimba ha deciso di salutare i suoi lunghi capelli per un nuovo taglio, un comodo caschetto, ma anche di regalare la lunga treccia perché fosse creata una parrucca da destinare a una persona che affronta il difficile percorso delle cure contro il cancro. L’ha fatto quando aveva 5 anni, poi 7 e anche ora che ne ha nove.