Pope Francis (R) looks at the Nativity scene in Saint Peter's Square, following the 'Te Deum' prayer for the year 2019, at the Vatican on December 31, 2019. (Photo by Andreas SOLARO / AFP) (Photo by ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images)

La speranza, diceva Aristotele, è un sogno fatto da svegli. Come definire altrimenti il viaggio intrapreso dai Magi? I Re Magi vengono da Oriente, seguono dunque il corso del sole. I loro cavalli testimoniano proprio questo movimento; nel presepio un cavallo è bianco perché rappresenta il sole nascente, uno è rosso come il tramonto e l’altro nero come la notte. Il viaggio dei Re Magi si ferma quando giungono al cospetto del Cristo, della “luce [che] splende nelle tenebre” (Gv 1,4). Il sole astronomico tende al sole della salvezza, al Cristo. Ma questo è un viaggio che, come ci ha ricordato il Papa nell’Omelia del 6 gennaio, si intraprende solo se si è attraversati da un certo tipo di inquietudine: i Magi “si lasciano inquietare da una domanda e da un segno: ‘Dov’è colui che è nato? Abbiamo visto spuntare la sua stella’” (Mt 2,2). Il loro cuore non si lascia intorpidire nella tana dell’apatia, ma è assetato di luce; non si trascina stanco nella pigrizia, ma è acceso dalla nostalgia di nuovi orizzonti. I loro occhi non sono rivolti alla terra, ma sono finestre aperte sul cielo.