«Ce l'ho fatta grazie all'amore della mia famiglia: mio marito mi è stato sempre vicino, giorno e notte. La notte soprattutto». Monica Guerritore affida a un lungo video pubblicato sui social il racconto della battaglia contro il tumore. Per la prima volta l'attrice rivela di essersi sottoposta a sei cicli di chemioterapia dopo che, durante un controllo di routine, «uno dei valori è risultato fuori norma: il Ca 125». Un percorso affrontato lontano dai riflettori, continuando a lavorare e senza mai rendere pubblica la malattia. Sei lunghi cicli di chemio. Superabili solo se hai accanto le persone che ti amano. E che ti amano. Come le figlie, che le portavano i cappuccini nel thermos «anche se avrei preferito un gin tonic». Oggi, però, l’attrice può annunciare la notizia che aspettava: «Ho finito tutte e sei le chemio. È andato tutto molto bene».
La scoperta della malattia è stato un pugno nello stomaco. «Ho immediatamente preso contatto con il mio oncologo, il professor Cortesi. Pochi giorni dopo ho iniziato la prima chemioterapia, la prima di un ciclo di sei», racconta. Il primo trattamento arriva il giorno prima della partenza per Nizza, dove l'attendono le prove dell'opera Le Villi. «Nemmeno per un momento ho pensato di rinunciare. “Ce la farò”, mi sono detta». E aggiunge: «Quel periodo è stato indimenticabile. La bellezza della musica e la messa in scena di Puccini mi hanno distolto dal pensiero del cammino che avevo appena iniziato». Il momento più difficile arriva al ritorno a Roma. «Solo quando sono tornata a Roma, dopo tre settimane, e le prime ciocche di capelli hanno cominciato a cadere, mi sono lasciata andare. Ricordo di aver abbracciato mio marito, la mia roccia, e di aver pianto sul divano». Nonostante le cure, Guerritore decide di non fermarsi. «Avevo davanti un calendario pieno di presentazioni, tra maggio, giugno e luglio, piazze, pubblico, eventi. Anna doveva andare avanti e, perché questo accadesse, non dovevo lasciare trasparire nulla. Non dovevo parlare di me, ma del film». Per questo, racconta, «mi sono nascosta dietro una parrucca, con una frangetta e un taglio insolito, per celare quello che mi stava accadendo». Ricorda anche il timore delle prime apparizioni pubbliche dopo l'inizio delle cure. «Mi sentivo strana, a disagio. Ho stretto i denti e sono andata. I flash dei fotografi, gli sguardi dei colleghi. Avevo paura». Ma da quel mondo riceve un sostegno inatteso: «Voglio ringraziarli: hanno avuto rispetto e delicatezza. Ho sentito il mio mondo vicino». E ancora: «Li ringrazio, insieme a tutte le persone che in questi quattro mesi hanno capito che c'era qualcosa, mi hanno sorriso e hanno scelto di parlare d'altro. Ho toccato con mano la solidarietà e l'umanità delle persone. Un regalo prezioso».










