C’è stato un tempo in cui una diagnosi di leucemia o di alcuni tumori del sangue lasciava poche possibilità di sopravvivenza. Oggi lo scenario è cambiato: l’ematologia è entrata nell’era della medicina di precisione, dove non si cura più soltanto la malattia, ma il meccanismo biologico che la genera.
È questo il messaggio emerso da “Progressi in ematologia 2026”, il congresso che si è svolto a Roma il 6 giugno, organizzato dal professor Angelo Carella, erede di Alberto Marmont e per oltre quindici anni direttore dell’Unità operativa complessa di Ematologia e Centro trapianti di midollo del Policlinico San Martino di Genova, oggi consulente ematologo presso Paideia International Hospital a Roma. L’evento è stato realizzato in collaborazione con il professo Adriano Venditti, direttore Oncoematologia Policlinico Tor Vergata, e con la professoressa Maria Ilaria Del Principe, direttrice dell’Ematologia dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma. Un confronto che ha riunito specialisti di primo piano per discutere le novità sulle principali patologie emato- oncologiche e non oncologiche.
“L’ematologia non è più quella di molti anni fa, quando era prevalentemente diagnostica microscopica – spiega Carella - nelle ultime quattro decadi abbiamo imparato a comprendere i meccanismi genetici e molecolari che sono alla base di queste malattie. Questo ha permesso di sviluppare farmaci capaci di colpire selettivamente le alterazioni responsabili della patologia”.






