Negli ultimi anni le imprese hanno continuato a investire in trasformazione digitale. Cloud, cybersecurity, modernizzazione applicativa, piattaforme dati, intelligenza artificiale: difficilmente il problema è stato la mancanza di iniziative. I budget destinati all’innovazione sono cresciuti e, nella maggior parte delle organizzazioni, le roadmap tecnologiche sono diventate sempre più ricche di progetti.Eppure molti programmi di trasformazione continuano a rallentare, ad accumulare ritardi o a produrre risultati inferiori alle aspettative. Alcune migrazioni vengono rinviate per anni, i sistemi legacy rimangono operativi ben oltre il loro ciclo di vita, le architetture “temporanee” diventano permanenti e numerosi progetti pilota non arrivano mai alla fase di industrializzazione.Quando questo accade, la spiegazione viene spesso ricercata nella scarsità di risorse economiche, nella complessità tecnologica o nella resistenza al cambiamento. Sono certamente fattori rilevanti, ma non sempre rappresentano la causa principale.In molte organizzazioni il vero collo di bottiglia è meno evidente: non riguarda la capacità di sviluppare nuove soluzioni, bensì quella di assumere decisioni nei tempi necessari. Il problema, in altre parole, non è soltanto fare innovazione, ma decidere quando, come e soprattutto quando smettere di rimandare.Da questa osservazione nasce una riflessione che merita di essere approfondita. Accanto al debito tecnico, concetto ormai consolidato nella cultura dell’Information Technology, esiste una forma di debito molto meno visibile ma potenzialmente altrettanto impattante: il debito decisionale.Indice degli argomenti