Le spiagge italiane sono ormai una sottile striscia di territorio, stretta tra un mare sempre più aggressivo e un entroterra fortemente urbanizzato. Occupano appena 120 km², meno dell’estensione del solo municipio romano di Ostia, e hanno una profondità media di circa 35 metri: complessivamente si sviluppano per 3.400 degli oltre 8.300 chilometri di coste nazionali, pari al 41%.

A restringere ulteriormente questo patrimonio è l’erosione. Secondo i dati Ispra richiamati nel nuovo rapporto “Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane” di Legambiente, nell’ultimo mezzo secolo lungo i litorali italiani sono scomparsi oltre 40 milioni di metri quadrati di arenili: una superficie equivalente a un terzo di tutte le spiagge che rimangono oggi nel Paese.

Una perdita che non riguarda soltanto lo spazio disponibile per la balneazione, ma comporta la distruzione di ecosistemi preziosi e accresce la vulnerabilità di territori già compressi dallo sviluppo urbano, dalle infrastrutture e dal consumo di suolo. A spingere ulteriormente l’erosione contribuiscono gli effetti della crisi climatica, attraverso l’innalzamento del livello del mare e l’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi.