Dagli investimenti in startup fino a prototipi, brevetti, asset fisici e digitali da validare nelle business unit e portare poi sul mercato. Ecco l’evoluzione del corporale venture capital di A2A Life Ventures. “È una forma di democratizzazione dell’open innovation”, dice il CEO Patrick Oungre

Oltre ai fondi, agli investimenti in startup e alla costruzione di un portafoglio climate-tech, A2A Life Ventures – la società del Gruppo a cui fanno capo le attività di innovazione – procede anche verso un nuovo modello industriale: partire dai bisogni delle unità organizzative interne (le Business Unit), sviluppare prototipi fisici e digitali, validarli sul campo e, quando possibile, trasformarli in prodotti, licenze, partnership, joint venture o nuove società.

Il “caso A2A” rappresenta un modello di riferimento a livello italiano ed europeo, un esempio significativo che ben rappresenta l’evoluzione più generale del corporate venture capital, attività destinata a crescere nei prossimi anni, secondo le principali stime internazionali.

La scelta del Gruppo A2A di lanciare nell’ottobre 2025 una società – A2A Life Ventures – in cui raccogliere corporate venture capital, venture building, ricerca e sviluppo, AI, prototipazione e asset exploitation segna il primo passo verso la creazione di una piattaforma pensata per generare valore dentro e fuori il perimetro societario.