Prato, 29 luglio 2026 – L’“ultima” Italia di Arrigo Sacchi, pur rinforzata dalla spina dorsale della Juventus fresca vincitrice della Champions League, deluse agli Europei d’Inghilterra. I social erano ancora di là da venire, al pari dell’intelligenza artificiale, Romano Prodi iniziava la sua prima esperienza da presidente del Consiglio dei Ministri ed i primi telefoni cellulari costavano più di un milione di lire. E’ in questo scenario che Jury Chechi diventava ufficialmente il “Signore degli Anelli”: il 28 luglio 1996, ad Atlanta, si aggiudicava l’oro olimpico al termine di un esercizio magistrale, non lasciando dubbi su chi fosse in quel momento il miglior atleta al mondo agli anelli. Sono trascorsi trent’anni da quella giornata indimenticabile, entrata a tutti gli effetti nella lunga storia dello sport italiano. Ed il diretto interessato, dal proprio agriturismo nelle Marche acquistato anni fa, si lascia volentieri andare ai ricordi.
Chechi, sono trascorsi ormai tre decenni dal successo di Atlanta: qual è il primo pensiero che le viene in mente?
“Il fatto che ancora oggi, dopo tutto questo tempo, ci si ricordi di quella medaglia: è qualcosa che fa piacere, indubbiamente. Anche perché, da allora, di tempo ne è passato...”.







