Il board del calcio internazionale ha ammesso l’errore del VAR e spiegato perché il cartellino rosso al calciatore della Svizzera era sbagliato. Il nodo della questione ruota intorno al cosiddetto errore di identità.

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L'espulsione di Breel Embolo contro l'Argentina è stata uno degli scandali dei Mondiali. A distanza di qualche settimana dalla conclusione dei Mondiali, l'IFAB ha ammesso che quel cartellino rosso è stato sbagliato. Un pronunciamento che ha un duplice effetto: da un lato alimenta l'amarezza della Svizzera, che in quell'occasione si vide fortemente penalizzata in un momento cruciale della sfida; dall'altro rinsalda quei sospetti che hanno accompagnato la Seleccion "favorita" per tutta la durata della Coppa del Mondo.

Il provvedimento nei confronti del giocatore elvetico era arrivato dopo un intervento del VAR che aveva trasformato una decisione iniziale del direttore di gara in una seconda ammonizione per simulazione nei confronti dell'attaccante svizzero. Ebbene, secondo il board del calcio internazionale la procedura utilizzata dal VAR in quell'episodio è stata giudicata errata. Perché? La tecnologia non può modificare la natura dell'infrazione contestata, ma soltanto correggere l'identità del giocatore eventualmente punito. Quella sanzione disciplinare ebbe un peso enorme sull'esito dell'incontro e sulla prestazione dei "crociati": Embolo finì fuori causa quando il risultato era sull'1-1 e con la Svizzera messa meglio rispetto all'Argentina. Con l'uomo in meno, gli elvetici hanno poi subito due gol nei supplementari e l'Albiceleste passò il turno vincendo 3-1.