Domenico Letizia
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PENTAGONO SEDE DIPARTIMENTO DELLA DIFESA USA DIPARTIMENTO DELLA GUERRA
La recente decisione ufficiale del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti di ripristinare la denominazione originaria del proprio comando militare per l’Asia, abbandonando il termine “Indo-Pacific Command” a favore del classico “Pacific Command” (PACOM), segna una profonda svolta di realismo geopolitico nelle gerarchie di Washington. Questa inversione di rotta burocratica e diplomatica cancella la decisione assunta nel 2018 dalla prima Amministrazione Trump e successivamente mantenuta dall’Amministrazione Biden.
Non si tratta di un semplice restyling, bensì della formale certificazione di un cambio di priorità volto a concentrare le risorse sul teatro operativo più critico ed esposto del pianeta. Sebbene il Pentagono abbia specificato che il perimetro geografico del comando rimanga inalterato dalle Hawaii all’India, l’eliminazione del prefisso “Indo” riflette la volontà di porre un freno al cosiddetto “mission creep”: la pericolosa dispersione degli obiettivi militari in astrazioni geografiche troppo ampie. Dietro questo riallineamento si scorge la linea di figure chiave come l’ufficio del Sottosegretario alla Difesa per la politica Elbridge Colby, impegnato a disciplinare la postura statunitense per preservare e promuovere l’equilibrio in Asia e negare un eventuale attacco cinese. Lo stesso Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha rimosso il riferimento all’Oceano Indiano fin dai suoi interventi del maggio 2026 allo Shangri-La Dialogue, esplicitando che l’approccio americano si concentra sulla “deterrenza per diniego” lungo quella che è definita “la prima catena di isole”.






