«Ci siamo sentiti abbandonati, impotenti e arrabbiati. È stato un inferno». A parlare è David Vaisas, un insegnante di 32 anni e originario di Casavieja, un paese nella provincia di Ávila e uno dei comuni della valle del Tiétar più colpiti dagli incendi degli ultimi giorni. Per due giorni ha combattuto il fuoco insieme a centinaia di volontari, prima di lasciare il paese con la madre e il nonno quando le fiamme, alte decine di metri, hanno raggiunto le abitazioni.
Il governo spagnolo ha dichiarato il 24 luglio lo stato di emergenza nazionale nella Comunità di Madrid e nella provincia di Ávila, affidandone la direzione operativa all’Unità militare di emergenza. Ma a Casavieja, racconta Vaisas a Domani, la popolazione si è sentita abbandonata dalle istituzioni. Nelle prime ore a fronteggiare l’incendio sono stati soprattutto i residenti e i volontari accorsi anche dai paesi vicini. Ma non è bastato. «Quasi il 90 per cento dell’area intorno al paese è andata a fuoco», racconta l’insegnante. C’è chi ha perso terreni, fienili, strutture agricole oltre al bestiame.
I boschi bruciano, la destra litiga sulle poltrone dei parchi
L’incubo è iniziato venerdì pomeriggio quando l’incendio ha danneggiato la rete elettrica e le comunicazioni. «Ero a Madrid e sono andato a Casavieja per capire come stavano i miei genitori», racconta Vaisas. Una volta a casa si è coordinato insieme a una sessantina di volontari e sono andati nella parte più alta della valle per cercare di contrastare il rogo con i pochi mezzi che avevano a disposizione: motoseghe, soffiatori, zappe e rastrelli.












