Il Lazio prova a collegare più strettamente la propria base industriale al sistema sanitario e scientifico. Il nuovo accordo siglato con Farmindustria e Unindustria interviene su governance, dati, formazione e procedure per rafforzare la competitività regionale negli studi clinici

Un quarto dell’export farmaceutico italiano parte dal Lazio. Una base industriale su cui si inserisce il Protocollo d’intesa firmato dalla Regione con Farmindustria e Unindustria, con l’obiettivo di rafforzare la ricerca clinica e rendere il territorio più competitivo nell’attrazione degli investimenti. L’intesa, della durata di tre anni, punta a ridurre i tempi necessari per l’avvio degli studi clinici, migliorare il coordinamento tra le strutture coinvolte e rafforzare la formazione degli operatori. Tra gli obiettivi figurano anche un maggiore utilizzo della real world evidence e dell’health technology assessment, insieme a un accesso più efficace ai dati sanitari per finalità di ricerca, nel rispetto delle regole sulla privacy e sulla sicurezza delle informazioni.

Il valore dell’ecosistema nel Lazio

Nel Lazio sono attive 176 imprese nei comparti biotech e farmaceutico, con oltre 21mila addetti e un fatturato aggregato di 9,42 miliardi di euro. Nel 2025 le vendite all’estero del comparto hanno raggiunto i 18 miliardi di euro, mentre a Latina, dove i farmaci rappresentano l’80% delle esportazioni, è diventata la prima provincia italiana del settore. Numeri ai quali si è affiancato, nel biennio 2025-2026, un impegno regionale superiore ai 300 milioni di euro, distribuiti tra sostegno alle filiere tecnologiche, internazionalizzazione, trasferimento tecnologico e nascita di startup innovative. Il nuovo accordo sembra provare ora a collegare più strettamente questa dimensione produttiva con il sistema sanitario e della ricerca. “Vogliamo rendere il Lazio più attrattivo per gli investimenti in ricerca e sviluppo, ma soprattutto favorire un accesso più rapido dei pazienti alle terapie innovative”, ha affermato il presidente della Regione Francesco Rocca.