La gestione delle infrastrutture IT è una leva di competitività in azienda e, per individuare la giusta strategia di innovazione, è importante tenere conto sempre della sovranità del dato. Un elemento fondamentale per garantire autonomia e business continuity, considerando l’attuale instabilità geopolitica, i rischi per la sicurezza, le regolamentazioni sulla protezione delle infrastrutture critiche. In occasione del convegno Tech Excellence organizzato da Nextwork360, Lucio Graziani, Innovation Manager di Vidata, ha fatto luce su come le decisioni relative al cloud deployment stiano cambiando natura, spostandosi da valutazioni storicamente delegate ai soli dipartimenti tecnici a scelte fondamentali di governance e conformità normativa.Hybrid cloud, come governare la migrazione in modo selettivo e sostenibileIndice degli argomenti
I criteri strategici che guidano il moderno cloud deploymentL’evoluzione del ruolo dell’IT e l’impatto sul businessGovernance interna e allocazione delle risorse umaneLa dicotomia finanziaria e il peso delle normative europeeFully managed contro hyperscaler: la centralità del fattore umano e dei costi chiariL’alternativa all’automazione impersonale dei grandi providerTrasparenza tariffaria contro la trappola dei flag operativiI tre pilastri della sovranità del datoIl pilastro giuridico e la scelta delle normative applicabiliIl pilastro operativo e l’integrità del patrimonio informativoIl pilastro tecnologico e il superamento del vendor lock-inCome garantire la sovranità del dato sul territorio: il modello VidataInfrastrutture nazionali e tutele legislativeSicurezza nativa attraverso backup immutabili e ridondatiTrasparenza contrattuale e accessibilità permanenteI criteri strategici che guidano il moderno cloud deployment La selezione del modello architetturale ideale non può prescindere da una profonda comprensione degli obiettivi commerciali e operativi dell’organizzazione. Come evidenziato da Graziani, l’approccio tradizionale sta lasciando spazio a una visione integrata: “Occorre aver chiaro che l’orientamento nella scelta del modello di deployment delle architetture è una scelta di tipo strategico”. Le decisioni sulle infrastrutture devono essere guidate innanzitutto dai requisiti concreti delle attività quotidiane e dalle prospettive di crescita a lungo termine.L’evoluzione del ruolo dell’IT e l’impatto sul business Il primo e più rilevante fattore in questo percorso è rappresentato dalle necessità specifiche delle attività commerciali. Prima di procedere con qualsiasi implementazione o migrazione, è indispensabile mappare con precisione i carichi di lavoro, ovvero i workload, che l’azienda prevede di dover gestire nel tempo. Poiché ogni realtà presenta flussi operativi, picchi di attività e necessità di elaborazione profondamente differenti, l’infrastruttura tecnologica deve sapersi adattare con precisione a queste peculiarità, evitando soluzioni rigide o preconfezionate che rischierebbero di rallentare i processi produttivi.Governance interna e allocazione delle risorse umane Un secondo elemento cruciale è legato alla governance interna delle risorse umane specializzate. Le organizzazioni si trovano spesso davanti a un bivio operativo. Da un lato ci sono realtà che scelgono deliberatamente di concentrare il proprio personale IT sullo sviluppo di progetti strategici, sul conseguimento degli obiettivi commerciali e sull’innovazione di prodotto o servizio, delegando la gestione dell’infrastruttura all’esterno. Dall’altro lato, vi sono imprese che possiedono già al proprio interno competenze strutturate per la manutenzione e il controllo diretto dell’hardware e del software di rete. Questa differenza di capacità e visione interna è una della cause che può determinare il passaggio da un modello tradizionale on-premise verso soluzioni cloud flessibili.La dicotomia finanziaria e il peso delle normative europee Accanto alle considerazioni operative, vi sono valutazioni di natura prettamente economica e legale. Sotto il profilo finanziario, la scelta tra un modello basato sulle spese in conto capitale (CAPEX) e uno orientato alle spese operative correnti (OPEX) orienta il management verso architetture radicalmente diverse. Allo stesso tempo, la conformità alle leggi vigenti gioca un ruolo vincolante. L’adozione di determinati modelli di deployment è influenzata dal rispetto di regolamenti rigidi come la direttiva NIS2 e il GDPR, che impongono standard rigorosi in termini di cybersecurity, gestione dei rischi e tutela della privacy.Fully managed contro hyperscaler: la centralità del fattore umano e dei costi chiari Nel mercato attuale, le imprese si trovano a dover scegliere tra i servizi automatizzati dei grandi colossi internazionali, noti come hyperscaler, e l’alternativa rappresentata dai provider gestiti. È in questo confronto che emergono le differenze sostanziali in termini di supporto e operatività, elementi che impattano sulla sovranità del dato e sulla continuità aziendale.L’alternativa all’automazione impersonale dei grandi provider Uno dei limiti delle piattaforme cloud globali è la mancanza di un contatto diretto e personalizzato in caso di necessità o anomalie. Il modello fully managed supera questa distanza rimettendo al centro la relazione interpersonale. Graziani racconta un caso aziendale: “Un nostro cliente – sottolinea – non troverà mai un bot o un sito internet su cui fare le richieste: troverà sempre qualcuno a rispondere”. La disponibilità costante di professionisti qualificati pronti a intervenire rappresenta un valore per le imprese, soprattutto quando si devono risolvere problematiche critiche che bloccano la gestione dei dati.Trasparenza tariffaria contro la trappola dei flag operativi Un ulteriore elemento di frizione con gli hyperscaler risiede nella complessità della configurazione e della fatturazione dei servizi. Spesso, l’attivazione di funzionalità essenziali, come i sistemi di sicurezza di base, i protocolli di conformità o i backup automatici, richiede la selezione manuale di specificiflag” all’interno di pannelli di controllo complessi. Se questi parametri non vengono impostati correttamente dall’utente, il servizio corrispondente non si attiva, lasciando l’infrastruttura vulnerabile. Nel modello gestito, al contrario, tutte queste necessità minime sono pre-integrate nel canone del servizio. Questo approccio si traduce in una fatturazione chiara e prevedibile, priva di sorprese o costi nascosti legati al consumo di risorse non preventivate.I tre pilastri della sovranità del dato La tutela delle informazioni sensibili e del patrimonio informativo aziendale richiede un quadro concettuale ben definito. Per garantire che un’organizzazione mantenga in ogni momento la piena titolarità e il controllo assoluto sui propri asset digitali, è necessario declinare la sovranità del dato attraverso tre pilastri fondamentali: “Il principio della sovranità del dato – spiega Graziani – prevede che l’azienda abbia sempre il controllo totale sul dato e si basa su tre pilastri fondamentali: giuridico, operativo e tecnologico”.Il pilastro giuridico e la scelta delle normative applicabili La dimensione legale della sovranità del dato impone che l’azienda sappia con certezza sotto quale giurisdizione ricadano i propri server e possa scegliere consapevolmente le normative in base alle quali è consentito l’accesso alle informazioni. Molti cloud provider esteri sono infatti soggetti a leggi extraterritoriali che potrebbero costringerli a mostrare o trasferire dati aziendali ad autorità straniere, aggirando le tutele locali. Conoscere e blindare il quadro giuridico applicabile è il primo passo per proteggere i segreti industriali e i dati dei clienti.Il pilastro operativo e l’integrità del patrimonio informativo Dal punto di vista operativo, l’organizzazione deve conservare in modo permanente la supervisione diretta sui flussi di accesso. Ciò significa avere la certezza di chi può consultare, modificare o spostare i file, garantendo al contempo la massima integrità del dato. Senza un controllo operativo capillare, la sicurezza delle informazioni rischia di essere compromessa da accessi non autorizzati o da alterazioni accidentali della struttura dei database.Il pilastro tecnologico e il superamento del vendor lock-in L’ultimo pilastro riguarda la libertà tecnologica e l’assenza di barriere artificiali che ostacolino la portabilità delle informazioni. Le aziende si trovano a volte prigioniere di contratti o formati proprietari che rendono estremamente costoso o complesso migrare verso un altro fornitore, un fenomeno noto come vendor lock-in. La vera sovranità del dato si realizza solo quando l’impresa mantiene la facoltà tecnologica di caricare, archiviare o scaricare l’intero volume dei propri dati a proprio piacimento, senza vincoli strutturali o penali economiche.Come garantire la sovranità del dato sul territorio: il modello Vidata Le sfide evidenziate richiedono risposte concrete e architetture collaudate. Per soddisfare i requisiti della sovranità del dato e le altre criticità ricorrenti, la strategia operativa sviluppata da Vidata si poggia su garanzie strutturali e contrattuali precise, pensate per azzerare i rischi di perdita di controllo o non conformità.Infrastrutture nazionali e tutele legislative La prima garanzia risiede nella localizzazione geografica e giuridica degli impianti. Vidata ospita le proprie infrastrutture esclusivamente all’interno di data center privati dislocati sul territorio italiano. Questa scelta assicura che tutti i dati trattati siano sottoposti alle leggi e ai regolamenti nazionali ed europei, eliminando alla radice l’incertezza giuridica tipica dei server situati all’estero o soggetti a normative esterne contrastanti con le tutele del GDPR.Sicurezza nativa attraverso backup immutabili e ridondati Per proteggere l’integrità delle informazioni contro minacce informatiche o guasti hardware, la governance di Vidata adotta strumenti tecnologici di ultima generazione. I sistemi di salvataggio prevedono l’implementazione di backup ridondati e immutabili. L’immutabilità assicura che, una volta scritto, il dato di backup non possa essere modificato, crittografato o cancellato per un determinato periodo di tempo, offrendo un’ancora di salvezza sicura per il ripristino delle attività anche nelle situazioni di emergenza più gravi.Trasparenza contrattuale e accessibilità permanente L’ultimo tassello di questa architettura di sicurezza riguarda la trasparenza e la reperibilità. Attraverso contratti chiari ed espliciti, Vidata garantisce non solo l’esatta localizzazione fisica del dato, ma anche la capacità tecnica del cliente di potervi accedere e di recuperarlo integralmente in qualsiasi momento, senza rallentamenti.In questo modo, la gestione dell’infrastruttura rimane un servizio flessibile a supporto del business, preservando intatto il controllo strategico del patrimonio informativo aziendale.Articolo realizzato in partnership con Vidata






