L’intelligenza artificiale sta modificando profondamente la geografia degli investimenti nelle infrastrutture digitali. Se per oltre un decennio le torri di telecomunicazione hanno rappresentato il principale motore di crescita degli operatori carrier neutral, oggi il baricentro si sta rapidamente spostando verso i data center, alimentato dalla corsa globale alla capacità di calcolo necessaria per sostenere i modelli di AI generativa.È quanto emerge dallo studio “Carrier-neutral operator market tracker, 4Q25: Data centers displace towers as the sector’s growth engine, powered by AI” realizzato da MTN Consulting, che analizza l’andamento di 47 operatori carrier neutral a livello mondiale.Secondo il rapporto, nel 2025 il settore ha registrato ricavi per 101,4 miliardi di dollari, in crescita del 3,6% rispetto all’anno precedente, dopo un 2024 sostanzialmente piatto. Ancora più significativo è l’andamento nel corso dell’anno: la crescita, inferiore all’1% nella prima metà del 2025, ha accelerato fino all’8,5% nell’ultimo trimestre, segnale di una domanda in rapido rafforzamento.Indice degli argomenti

I data center diventano il nuovo motore della crescitaUn settore sempre più centrale tra telco e hyperscalerInvestimenti record per sostenere la domanda di capacitàCresce il peso dell’energia nella competizioneFusioni e acquisizioni alimentano il consolidamentoL’elemento più rilevante individuato da MTN Consulting riguarda il cambio di leadership all’interno del comparto. Le torri restano il segmento economicamente più grande, ma hanno registrato una contrazione dell’1,2%, mentre i data center sono cresciuti dell’11% nel 2025, trainati dall’espansione delle infrastrutture dedicate ai carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale.Tra gli operatori che hanno beneficiato maggiormente di questa dinamica figurano QTS, con una crescita del 35%, ChinData (+27%) e VNET (21Vianet) (+21%). Anche American Tower, storicamente legata alle torri di telecomunicazione, vede oggi nell’unità data center CoreSite il proprio asset a maggiore crescita.Per MTN Consulting “il centro di gravità del settore si sta spostando visibilmente dalle torri ai data center”, una trasformazione destinata ad avere conseguenze importanti anche sulle strategie di investimento degli operatori infrastrutturali.Un settore sempre più centrale tra telco e hyperscalerLo studio evidenzia come gli operatori carrier neutral occupino oggi una posizione strategica nell’ecosistema digitale, fungendo da ponte tra compagnie telefoniche e hyperscaler.Da una parte, le telco hanno progressivamente dismesso parte delle proprie infrastrutture, cedendo torri, reti in fibra e data center e trasformando investimenti in conto capitale (Capex) in costi operativi (Opex) attraverso contratti di leaseback. Dall’altra, anche i grandi hyperscaler, pur avendo investito oltre 500 miliardi di dollari di Capex nel solo 2025, continuano ad affidarsi agli operatori carrier neutral per una quota significativa delle reti in fibra e della capacità dei data center.È proprio questa doppia dipendenza a rappresentare il principale vantaggio competitivo del settore: gli operatori carrier neutral monetizzano contemporaneamente l’esternalizzazione delle infrastrutture da parte delle telco e l’impossibilità degli hyperscaler di costruire nuova capacità con la velocità richiesta dall’esplosione della domanda AI.Investimenti record per sostenere la domanda di capacitàPer accompagnare questa crescita, gli investimenti hanno raggiunto livelli senza precedenti.Nel 2025 il Capex complessivo è salito a 43,8 miliardi di dollari, con un incremento dell’11,3%, il ritmo più elevato degli ultimi anni. Secondo MTN Consulting, il 2026 sarà determinato dalla capacità degli operatori di trasformare questi investimenti in nuova capacità disponibile, rispondendo alla crescente richiesta proveniente dai sistemi di AI.Tra gli esempi citati nello studio figurano Equinix, che ha ampliato la propria capacità attraverso la joint venture xScale, e VNET, che ha realizzato un record di 404 MW di capacità wholesale, pianificando ulteriori 450-500 MW entro dodici mesi per soddisfare la domanda cinese di intelligenza artificiale. QTS, controllata da fondi di private equity, ha investito circa 5,9 miliardi di dollari, una cifra superiore ai ricavi annuali della maggior parte degli operatori del comparto.Cresce il peso dell’energia nella competizioneL’espansione dell’AI rende sempre più evidente un altro fattore strategico: la disponibilità di energia elettrica.Lo studio rileva infatti che l’intensità energetica media del settore continua ad aumentare, passando da 555 MWh per milione di dollari di ricavi nel 2019 a 879 MWh nel 2025, riflesso diretto del crescente peso dei data center sul totale delle attività.Per questa ragione gli operatori stanno iniziando a investire direttamente anche nelle infrastrutture energetiche, con l’obiettivo di assicurarsi forniture sufficienti per i futuri carichi AI. In alcuni casi vengono esplorate anche nuove fonti di approvvigionamento. Equinix, ad esempio, considera l’energia nucleare una soluzione promettente per alimentare i propri data center e sta collaborando con diversi partner tecnologici per svilupparne l’impiego.Fusioni e acquisizioni alimentano il consolidamentoAccanto alla crescita organica generata dall’intelligenza artificiale, il consolidamento continua a rappresentare uno dei principali fattori di sviluppo del settore.L’acquisizione di Windstream da parte di Uniti, completata nel 2025, ha riportato in crescita il segmento della connettività, mentre numerosi operatori continuano a utilizzare fusioni, acquisizioni e cessioni di asset come leva per aumentare le economie di scala, ridurre l’indebitamento e reperire nuove risorse finanziarie da destinare ai progetti legati all’AI.Secondo MTN Consulting, il boom degli investimenti privati nei data center è addirittura superiore a quanto emerga dalle statistiche pubbliche, poiché molte delle operazioni più rilevanti coinvolgono società non quotate e quindi restano fuori dal perimetro dell’analisi. Tra queste viene citata l’acquisizione da 40 miliardi di dollari di Aligned Data Centers da parte di un consorzio guidato da BlackRock, GIP, MGX e AI Infrastructure Partnership.