Secondo i dati di Aptean il 77% dei decisori considera gli strumenti general purpose inadeguati ai processi complessi. Integrazione con Erp, qualità dei dati e governance diventano i fattori decisivi per trasformare la sperimentazione in risultati misurabili
L’Ai verticale guadagna terreno nelle imprese perché i modelli generalisti, pur efficaci nelle attività trasversali, mostrano limiti quando devono confrontarsi con processi industriali complessi, dati proprietari e regole di settore. Secondo la ricerca 2026 “The Reckoning” commissionata da Aptean a Vanson Bourne, il 77% dei decisori ritiene che gli strumenti di intelligenza artificiale general purpose non siano sufficienti per le esigenze delle organizzazioni di grandi dimensioni e con operazioni articolate. L’88% considera invece molto importante o essenziale disporre di soluzioni costruite per uno specifico comparto o una determinata funzione aziendale.
Il dato segna un passaggio di fase. Dopo due anni dominati dalla sperimentazione dell’Ai generativa, la questione non è più soltanto quante aziende abbiano introdotto la tecnologia, ma quanto profondamente riescano a inserirla nei flussi operativi e a trasformarla in risultati misurabili. Il report, basato sulle risposte di 1.535 decisori di Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Paesi Bassi, Francia e Germania, mostra che il 98% delle organizzazioni utilizza o sta implementando l’AI. Solo il 46%, tuttavia, l’ha resa parte integrante o essenziale dei processi principali.









