E no. Non è vero che Saviano è stato condannato per plagio come sostengono Libero e La Verità e ovviamente rilanciato dalla Lega di Salvini. Mettendo la parola fine a un iter durato 15 anni, la Cassazione ha in definitiva sancito che non si può parlare di plagio e ha condannato lo scrittore al pagamento di un risarcimento solo per aver definito le fonti da cui aveva attinto notizie “quotidiani locali” e non averne indicato il nome come fonte.
Ma andiamo con ordine. Il 20 luglio la I Sezione Civile della Corte di Cassazione ha messo fine a una controversia legale iniziata nel 2008 tra Libra Editrice (editore del Corriere di Caserta e di Cronache di Napoli) e Roberto Saviano (e l’editore Mondadori). Libra sosteneva che Saviano avesse riprodotto e inserito nel libro Gomorra brani tratti da alcuni loro articoli di cronaca senza citare gli autori né le testate da cui erano stati presi e chiedeva la condanna dello scrittore e della casa editrice al risarcimento dei danni patrimoniali e morali oltre all’obbligo di citare le fonti in modo chiaro. Negli anni, Libra ha impugnato le sentenze precedenti chiedendo somme molto più elevate rispetto a quelle stabilite dai giudici (come i 6.000 euro pattuiti inizialmente), facendo leva sui guadagni e sull'enorme successo commerciale ottenuto da Gomorra.






