di
Alessandro Bocci e Monica Colombo
La lite a distanza con Abodi. La fatica di sciogliere il dilemma del tecnico, poi la decisione nella notte
Chissà se in queste settimane di accelerazioni e frenate, di notizie e smentite, di brutte figure collezionate una dietro l’altra dal pallone azzurro, già malato, ha pensato chi glielo ha fatto fare di accettare la proposta dei presidenti e candidarsi alla guida della Federcalcio. Giovanni Malagò credeva di aver chiuso il cerchio con Paolo Maldini (e Leonardo) e invece quello è stato l’inizio della fine.
La condivisione, promossa e sbandierata, è durata lo spazio dell’inseguimento a Guardiola, il solo veramente condiviso. Ma raggiungere Pep era più difficile che scalare l’Everest anche se l’ex presidente del Coni, ai presidenti delle componenti, ha spiegato che il catalano era più vicino o meno lontano, fate voi, di quanto si potesse immaginare. Pirlo è una storia diversa. Maldini e Leonardo lo hanno spinto con forza e fiducia, Malagò invece lo ha accettato tiepidamente perché, a differenza dei due ex milanisti, è uomo di mondo e ha capito in fretta quanto fosse difficile ripartire da un tecnico senza un passato e una storia da allenatore, soprattutto dopo aver accarezzato l’ipotesi di prendere il migliore.











