I temi indicati da papa Leone per l’incontro con i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo a dieci anni da Amoris laetitia , dal 7 al 14 ottobre prossimo, ci dicono almeno tre cose e aprono la strada a tante altre importanti domande. Innanzitutto non si tratterà di un appuntamento formale perché il “Percorso tematico” reso noto nelle scorse settimane dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita entra nel vivo di alcuni snodi essenziali del rapporto tra famiglia, società e Chiesa nella consapevolezza che, a un decennio dall’esortazione postsinodale di papa Francesco, tutto è diventato ancora più difficile e complesso, a partire dall’idea stessa di famiglia, tutt’altro che unanime e condivisa anche tra i credenti. Quale ruolo allora per la Chiesa in questo processo di trasformazione e di definizione?Il secondo messaggio riguarda la volontà di verificare, nei limiti del possibile, tutto quello che Amoris laetitia ha messo in moto non soltanto a livello di prassi pastorale, ma sul piano delle speranze, delle suggestioni, delle ipotesi di futuro. C’è chi ha calcolato che, a partire dall’aprile del 2016, quando cioè il documento è stato divulgato, siano stati pubblicati in tutto il mondo oltre duecento volumi di approfondimento e di analisi. Un mare di pensieri che avevano l’obiettivo di chiarire quanto davvero la lunga stagione sinodale sulla famiglia (2013-2016) avesse prodotto, quanto veniva lasciato in eredità e ciò che sarebbe stato indispensabile fare e pensare da allora in poi per raccogliere le indicazioni emerse. È stato fatto? E in quale direzione?Il terzo messaggio conferma la volontà di papa Leone XIV di raccogliere, a dieci anni di distanza, quanto seminato dal suo predecessore, capire se quel germe così ricco di aspettative potrà davvero diventare in un futuro prossimo pane buono per la vita delle famiglie, di tutte le famiglie, confermare l’impegno della Chiesa per accogliere e accompagnare l’amore di coppia, arricchendo via via la comprensione di quel poliedro complicato e cangiante che è il mondo delle relazioni come trama di senso in chiave ecclesiale e sociale. Un segno di continuità con papa Francesco? Oppure solo il desiderio di normalizzare la spinta innovativa nata da Amoris laetitia , che tanto scompiglio ha portato in alcuni settori della Chiesa?Vediamo di entrare un po’ più a fondo in questi interrogativi. Il primo punto intreccia lo sforzo irrinunciabile della Chiesa di rimanere sempre e comunque accanto a tutte le famiglie, pur nella consapevolezza che queste famiglie sono profondamente cambiate, che i modelli di riferimento appaiono sempre più lontani da quell’immaginario che ci rimanda a un nucleo familiare formato da due genitori eterosessuali con uno o più figli. Oggi, per limitarci alla situazione italiana che ricalca pur con minime variazioni un trend comune a tutto l’Occidente, le famiglie così rappresentano solo il 28,4 per cento del totale. Il 20 per cento circa è costituito da coppie senza figli, il 37,1 per cento da persone che vivono sole, il 4 per cento è rappresentato da altre tipologie familiari. Secondo le previsioni Istat entro il 2050 le coppie con figli diventeranno circa il 21 per cento del totale. Non c’è da rallegrarsi, ma neppure si può fingere di ignorare le trasformazioni di questa nuova epoca “post-familiare” e continuare a proporre percorsi e iniziative pastorali modellati su schemi del passato. E neppure avrebbe senso benedire una piccola quota di famiglie, concentrando in quella direzione tutti gli sforzi, e trascurare tutto il resto, comprese relazioni asimmetriche e scelte che sembrano contraddire nuzialità, filiazione e fraternità. Quando si parla di pastorale familiare la profezia non può mai essere staccata dal realismo. Le indicazioni di Amoris laetitia in questa prospettiva sono chiare. In tutte le situazioni c’è un lato positivo, ogni “non” dovrebbe essere visto come un “non ancora”, le fatiche e le ferite possono essere curate anche con criteri che non sono una contraddizione ma uno sviluppo della dottrina. La vita, le speranze, le sofferenze delle famiglie, di tutte le famiglie, vengono prima delle regole, la realtà prima del criterio interpretativo della realtà stessa, secondo quel principio di pastoralità, già affermato dal Vaticano II, secondo cui non si possono accompagnare le persone secondo schemi concettuali rigidi ma modellando le proposte per valorizzare il bene – i semina Verbi – che comunque esiste, anche in forma parziale, anche in mezzo a tanta zizzania, in tutte le esperienze relazionali e in tutti i vissuti personali.È questa la grande “rivoluzione” del discernimento pastorale, l’eredità più preziosa uscita dalla stagione sinodale sulla famiglia e poi sintetizzata dall’esortazione di papa Francesco. In dieci anni, per venire al secondo punto, tanto è stato fatto sul piano concreto, sono sorte nuove strutture – basti pensare a tutto quanto realizzato per il cosiddetto “ponte giuridico-pastorale” – ma soprattutto sono state aperte strade inedite di accoglienza e di inclusione. Il pugno di ferro mostrato a lungo verso categorie marginalizzate o neppure considerate – single di ritorno, coppie di fatto, divorziati e risposati, mondo lgbt – è diventato carezza, o almeno comprensione, o almeno sforzo di comprendere con criteri nuovi, meno normativi e più umani. Le scienze umane accanto alla teologia, secondo l’originale sintesi culturale – anche questo frutto di Amoris laetitia – pensata da papa Francesco per il nuovo Pontificio Istituto teologico “Giovanni Paolo II”, trasformato in una moderna università della famiglia a tutto tondo, al di là di quanto emerso dalle sterili polemiche delle scorse settimane.Quale continuità cogliere allora tra il lavoro avviato da Francesco e quello appena abbozzato da Leone XIV, con la sua positiva volontà di raccogliere il meglio delle esperienze realizzate e di rilanciare la buona notizia della famiglia, qui e ora? Anche in questo caso nessuna rigidità, nessuna formula dogmatica. Esiste un punto di partenza, che è Amoris laetitia . Esiste tutto il bene che quelle parole hanno prodotto in un decennio, anche in termini di riflessione, di dibattito, di confronto, talvolta aspro, talvolta anche sgradevole. E da lì si riparte, secondo un’idea ecclesiologica che non cancella ma cresce e aggiunge, in termini di comprensione e di proposte, non per imporre schemi e codici, ma per innestare i principi del Vangelo anche nelle relazioni fluide, altalenanti e difficili dei nostri giorni di cui forse non abbiamo ancora compreso pienamente cause e prospettive.
Leone XIV e il “cantiere famiglia”: un cammino fuori dagli schemi
A dieci anni da “Amoris laetitia”, l’incontro voluto da Prevost in autunno con i vescovi servirà a verificare quanto è stato seminato e come la Chiesa possa farsi vicina a situazioni sempre più complesse






