BERLINO – Berlino è ancora immersa nel dolore. A tre giorni dall’attacco al Pride della capitale, il silenzio del Tiergarten è interrotto solo dal via vai di persone che continuano a portare fiori e candele ai piedi dell’albero diventato simbolo della tragedia, nel punto in cui Abdul Ballout si è lanciato con il suo veicolo contro la folla. "Tutti voi eravate presenti sabato a una celebrazione dell’apertura e della libertà, attaccata da un islamista che voleva minare questi valori", dice il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Parole che, da sole, ormai non bastano più. Lo sa anche Merz, che intanto promette che "il governo risponderà con prudenza, ma con determinazione", prima di rivolgere il proprio pensiero alla vittima e alla sua famiglia.

La donna uccisa durante l’attacco aveva 65 anni, era di Varsavia ed era arrivata a Berlino insieme alla figlia per partecipare a uno dei Pride più grandi d’Europa. Il suo nome, secondo i media locali, sarà reso pubblico solo dopo il riconoscimento della salma da parte dei familiari. "Non importa se non conosciamo il suo nome. Siamo qui perché la sua morte non deve essere dimenticata" dice Alexis, 19 anni. “Non dimenticare è la cosa più importante ora, essere uniti e non lasciare spazio alla rabbia”.