I temporali del weekend, che avrebbero dovuto rinfrescare – almeno temporaneamente – il Piemonte, hanno solo lambito Torino e colpito a macchia di leopardo il quadrante settentrionale della regione, senza tuttavia lasciare il segno del loro passaggio. Scarsa l’acqua che si è riversata sul territorio piemontese. Ora torna la grande canicola estiva, la quarta ondata di calore che da martedì 28 luglio prenderà a soffocare il Nordovest. Le massime supereranno di nuovo i 35 gradi a causa dell’ennesima risalita di aria di origine subtropicale. E si dovrà fare i conti anche con l’aumento dell’umidità che farà percepire un clima tropicale e si rischia di arrivare a un’estate come quella del 2003.Tra giovedì 30 luglio e domenica 2 agosto si raggiungerà il picco con temperature massime in pianura pronte a sfiorare i 40 gradi secondo una tendenza che potrebbe durare almeno per i primi dieci giorni di agosto. Caldo soffocante, afa e i soliti timori per i più fragili con i pronto soccorso che si preparano a una nuova ondata di accessi. Nel weekend registrati solo temporali sparsi e di breve durata «Questo ultimo weekend di luglio, almeno tra sabato sera e l’alba di domenica, doveva essere contraddistinto dal passaggio di diffusi e forti temporali per il medio-alto Piemonte, dalle aree montuose verso le pianure, ma sono invece risultati sparsi e di breve durata – spiega il meteorologo Andrea Vuolo -. Con molte zone rimaste fuori dai pochi e brevi temporali notturni, specie i settori alpini e pedemontani nord-occidentali che tanto necessitano delle piogge vista le pesante anomalia pluviometrica negativa dell’ultimo trimestre». E aggiunge: «I segnali per possibili forti temporali e per l’emissione da parte degli enti preposti di un’allerta gialla per rischio idrogeologico per temporali c’erano tutti, a partire dalla situazione termodinamica di partenza che era favorevole a potenziali episodi temporaleschi localmente intensi, specie dal Canavese al Lago Maggiore. Ma la nuvolosità estesa che ha contraddistinto il pomeriggio di sabato ha, da subito, limato l’innesco della convezione (e quindi dei temporali) nella fascia oraria tardo pomeridiana e serale sui rilievi montuosi e sulle pianure pedemontane, segnale che iniziava ad essere intravisto dalla modellistica numerica soltanto dalla notte/mattinata di sabato». Zero termico a oltre quota 5 mila metri In queste ore la pressione si sta rinforzando, preludio di questa nuova ondata di grande caldo. Lo zero termico – come precisa Andrea Vuolo – potrà spingersi verso i 5.000-5.200 metri di quota sulle Alpi occidentali, valori che dall’inizio della stagione estiva non sono ancora stati raggiunti. «Il caldo – spiega il meteorologo – inizialmente, su pianure e colline, rimarrà ancora moderato con ampia escursione termica giornaliera (minime notturne tra 15 e 20 °C), si avvertirà soprattutto da giovedì-venerdì e nel weekend, con le temperature massime pomeridiane che torneranno oltre i 35 °C spingendosi probabilmente verso 37-39 °C anche nei primi giorni della prossima settimana». Peggiora la situazione siccità con timori per agricoltura e alpeggi Sul fronte dell’approvvigionamento idrico la situazione è destinata a peggiorare progressivamente, vista l’assenza di precipitazioni per almeno dieci giorni, con possibili problemi anche nel comparto agricolo e negli alpeggi in quota. Le conseguenze sanitarie del caldo record Le ricadute sanitarie del grande caldo sono quelle che preoccupano maggiormente. I dati relativi alle prime due ondate di calore dell’estate evidenziano conseguenze pesanti. Tra il 25 maggio e il 30 giugno, a Torino sono stati registrati 136 decessi in eccesso tra gli over 65 anni (+19% rispetto alla media storicamente attesa). La quota maggiore di queste morti, 98 su 136, si è verificata tra il 17 e il 30 giugno, in coincidenza con le due settimane dal «bollino rosso», il livello massimo di allerta per il disagio bioclimatico estremo. In quei giorni le temperature massime hanno superato stabilmente i 35 °C. Il confronto con il resto del Paese mette in evidenza la gravità della situazione torinese: nello stesso intervallo di tempo, l'eccesso di mortalità a livello nazionale si è fermato al 3%, mentre nelle regioni del Nord è stato del 2%, valori considerati statisticamente non significativi. Tra le città monitorate dalla rete del Ministero, Torino è risultata quella con il più elevato numero di decessi attribuibili alle alte temperature.