Bruxelles – È successo nel giorno in cui Berlino celebrava la libertà, l’inclusione e l’orgoglio della comunità LGBTQI+, nella città europea che più di ogni altra ha fatto della diversità uno dei simboli della propria identità. Sabato (25 luglio), intorno alle 22, una persona alla guida di un furgone si è scagliata contro la folla che partecipava al Christopher Street Day (CSD), il Pride della capitale tedesca, uccidendo una donna e ferendo altre 29 persone. Secondo quanto riportato dal Bild, dopo aver travolto i partecipanti l’attentatore sarebbe sceso dal veicolo impugnando un machete e avrebbe aggredito altri manifestanti, ferendone diversi in modo grave. Tutto è avvenuto a pochi passi dalla Porta di Brandeburgo, dove era stato allestito il palco principale della manifestazione.Mentre la Germania piange le vittime, emergono i primi dettagli sull’autore dell’attacco che, dopo una vasta caccia all’uomo, è stato trovato e ucciso dalla polizia ieri sera (domenica 26 luglio) nel quartiere di Spandau. Si tratta di Abdul Ballout, cittadino tedesco di 21 anni di origine libanese, da tempo noto al sistema giudiziario: precedenti per lesioni personali, estorsione e rapina, oltre a un tentativo fallito di unirsi allo Stato Islamico in Siria, per il quale era stato arrestato in Libano e detenuto tre mesi prima del rimpatrio. A maggio era stato condannato a un anno e dieci mesi per “pianificazione di un grave atto di violenza sovversiva”, pena poi sospesa in considerazione del periodo già trascorso in carcere e della sua dichiarata presa di distanza dall’estremismo. Ora, però, la sospensione della pena è al centro delle polemiche. Il deputato della CDU e presidente della commissione parlamentare di vigilanza sui servizi segreti, Marc Henrichmann, ha chiesto misure più severe nei confronti di soggetti radicalizzati mentre il ministro dell’Interno bavarese, Joachim Herrmann, ha definito “catastrofica” la decisione di sospendere la pena.“Questi atti hanno un solo scopo: dividere la nostra società”, ha dichiarato il cancelliere Friedrich Merz, intervenendo alla commemorazione delle vittime. Da tutta Europa sono arrivati messaggi di cordoglio e solidarietà. Su X, il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato a rispondere con “unità, libertà e risolutezza” di fronte a “odio e violenza”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato che l’Italia “condanna e si oppone con forza a qualsiasi forma di odio ed estremismo, lavorando a ogni livello per difendere la libertà e la sicurezza dei nostri cittadini”.L’attentato è destinato però ad alimentare ulteriormente il dibattito sull’immigrazione, rafforzando le posizioni delle destre radicali europee. In Germania, Alternative für Deutschland (AFD) ha chiesto su X “la detenzione immediata delle minacce islamiste e deportazioni coerenti“. Dalla Francia, il co-presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, ha sostenuto che “la minaccia islamista rimane pervasiva in Europa e continua a mirare a quello che più odiano nella nostra civiltà e che noi custodiamo con cura: la libertà”. Anche in Italia non sono mancate le reazioni politiche. La Lega ha ribadito che “il fanatismo islamico è il problema, in Italia e in Europa“, chiedendo “lo stop a ogni concessione di spazi a realtà islamiche finché non ci sarà un accordo scritto” con lo Stato italiano. Il leader di Futuro Nazionale ed eurodeputato del gruppo Europa delle Nazioni Sovrane, Roberto Vannacci – che nel suo libro aveva definito non normali le persone omosessuali – ha affidato ai social un duro attacco: “Ora, cari sinistri, continuate a sfilare con le bandiere della Palestina e continuate a favorire l’immigrazione di massa dai Paesi islamici. E, soprattutto, continuate a sostenere che l’atto terroristico di Salim El Koudri a Modena fosse solo il gesto di uno squilibrato…magari anche questo Abdul si farà portare un Vangelo”.Intanto, il Partito socialista europeo (PES) ha definito “brutale” l’attacco che ha preso di mira “un pacifico evento del Berlin Pride”. Si tratta per i socialisti europei di “un assalto alla libertà, ai diritti uguali e al rispetto”. Perciò: “I nostri pensieri sono con le vittime, i feriti e i loro cari. Restiamo fermi nel difendere il diritto di tutti a vivere liberamente. Esprimiamo solidarietà con Berlino, con la Germania e con la comunità LGBTI+”. E i vertici delle istituzioni europee, invece, hanno scelto di lasciare sullo sfondo lo scontro, concentrando i loro messaggi sulle vittime e sulla difesa dei valori fondanti dell’Unione. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha ricordato sui social che “il Pride è sinonimo di libertà, dignità e uguaglianza, i valori fondamentali dell’Unione europea. Ogni persona dovrebbe essere in grado di vivere, amare e difendere i propri diritti senza paura. L’odio e la violenza non hanno posto nelle nostre società. Siamo uniti al fianco della comunità LGBTQI+”. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha definito su X quello di Berlino “un attacco ai valori che definiscono la nostra Unione“, mentre la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha ribadito che “l’odio e la violenza non trovano posto nella nostra Europa della libertà e del rispetto“.Infine, gli organizzatori del Pride ieri (26 luglio) hanno evidenziato di voler attendere i risultati delle indagini della polizia e hanno rigettato qualsiasi uso propagandistico dei fatti. “Non vogliamo che questo atto venga strumentalizzato per fini politici o che le persone vengano poste sotto sospetto generalizzato”, ha dichiarato un portavoce ai giornalisti a Berlino. “Dietro a tale violenza si nasconde il tentativo di dividere la nostra società e di aizzare le persone le une contro le altre. Noi del CSD di Berlino non lo permetteremo”, ha aggiunto.
La strage del Pride di Berlino radicalizza la destra europea
Sabato un furgone si è lanciato sulla folla durante il Christopher Street Day (CSD), il Pride a Berlino, uccidendo una persona e ferendone altre 29










