Il 26 luglio 1926 alla Palazzina di Caccia di Stupinigi apriva al pubblico il Museo di Arte e di Ammobiliamento, rendendola uno dei primi esempi in Italia di residenza storica trasformata in museo. Migliaia di visitatori in coda per l'anniversario del museo di Stupinigi Ieri migliaia di visitatori, pronti ad affrontare code chilometriche sotto il sole, si sono presentati per la domenica a ingresso libero in occasione dell'importante anniversario. Una fiumana di persone, munite di ventagli, ventilatori portatili e addirittura ombrelli per ripararsi dai raggi solari, che fin dalle 9,30 - mezz'ora prima dell'apertura - si è radunata davanti al sontuoso viale d'ingresso, sotto lo sguardo dell'iconico cervo, e ha atteso per ore, con ingressi contingentati di 150 persone ogni 30 minuti. Il Museo di Arte e Ammobiliamento oltre la storia della Palazzina Eppure, nonostante il bagno di folla, il Museo di Arte e Ammobiliamento rimane in secondo piano rispetto alla storia della Palazzina, più conosciuta come residenza della Regina Margherita o per curiosità come la permanenza dell'elefante Fritz, la cui copia troneggia ancora nel parco. I capolavori di Pietro Piffetti e l'arte dell'arredo piemontese Ma a chi si spinge oltre il «mainstream» si apre un mondo di raffinata bellezza che trova il suo esempio più alto nei capolavori di ebanisteria piemontese del Settecento e nelle opere di Pietro Piffetti, protagonista indiscusso del museo. Un museo che, tra l'altro, custodisce una vicenda poco nota. Nato per iniziativa dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, fu inaugurato il 26 luglio 1926 alla presenza del principe Umberto di Savoia con l'obiettivo di preservare gli ambienti della Palazzina e farne un museo dedicato all'arte del mobile settecentesco. Qui confluirono arredi e dipinti provenienti da residenze ormai dismesse o destinate ad altri usi, così da documentare l'eccellenza dell'arte dell'arredo piemontese e italiano. «Per realizzarlo vennero fatti arrivare arredi dal Castello di Moncalieri e dalla Reggia di Colorno, dal Palazzo Reale di Torino, dalla Francia e non solo - spiega la direttrice Marta Fusi -. Raccogliamo mobili veramente particolari, come quelli di grande pregio del Piffetti o del Bonzanigo, e in più abbiamo recentemente realizzato le quadrerie che raccolgono le nature morte di Angelo Maria Crivelli e di suo figlio e i ritratti dei principini e delle principessine di Casa Savoia. E poi c'è la nostra preziosa collezione di quadri di Liotard. Tutte opere di grande valore, studiate anche all'estero».