Tre minuti, due gol, un messaggio forte e chiaro: ci sono anche io, eccome. Firmato, Andy Diouf. Un (doppio) sms inviato dal campo al mercato, dopo i giorni di Marco Palestra, Anan Khalaili e Djed Spence. Il francese si candida nei fatti a raccogliere la (pesantissima) eredità di Denzel Dumfries volato tra le braccia di José Mourinho al Real Madrid. E lo fa nel modo più concreto possibile: entrando nella ripresa, prendendo il posto del deludente Luis Henrique, ribaltando l’iniziale vantaggio del Karlsruher firmato Civeja con due gioielli mancini. Il primo sugli sviluppi di un corner calciato da Dimarco, al 91esimo. Il secondo tre giri d’orologio dopo, servito da Bastoni: palla nell’angolino e braccia alzate al cielo.

Era arrivato la scorsa estate, quando si aspettavano tutt’altri nomi: Ademola Lookman, Manu Koné. Invece, Diouf: 20 milioni più bonus al Lens, contratto fino a giugno 2030 e la scomodissima etichetta, iniziale, di oggetto misterioso. Centrocampista centrale, diceva il curriculum, con capacità d’inserimento. Ma con Chivu, anche esterno alto o a tutta fascia. "È arrivato all’ultimo momento, non ha fatto la preparazione, ha avuto bisogno di conoscere i compagni, l’allenatore, un nuovo modo di lavorare, un nuovo campionato, una nuova lingua. Insomma - aveva detto nel dicembre scorso Piero Ausilio - un mondo diverso. Ma adesso qualcuno si accorge che è un buon giocatore...".