di
Giorgio Terruzzi
Lewis vuole essere la prima guida e la classifica, secondo alle spalle di Antonelli, lo incoraggia. Ma Charles è il pilota su cui la Rossa ha investito il proprio futuro
Che il Sir abbia una voglia forsennata di fare il capogita Ferrari è una evidenza che lo stesso Hamilton manifesta in modo palese. Ora che ha in mano la sua Rossa, forza e rischia. L’ha fatto in qualifica, pur di stare davanti a Leclerc — cosa mai facile —; l’ha ribadito al via, mostrando una ferocia old style per passare Charles. È secondo nel Mondiale a meno 50 da Kimi. Leclerc è quarto a meno 38 da Lewis. Da qui, la domanda che anima non solo i ferraristi: serve una gerarchia interna? Sì, se la convinzione di riuscire a prendere Antonelli è in circolo tra le stanze di Maranello. No, se analizziamo il finale ungherese.
Sarebbe bastato chiedere a Charles di rallentare una manciata di decimi per permettere ad Hamilton di conservare il quarto posto nonostante la penalità. Non sarebbe cambiato nulla sul fronte Costruttori, Lewis avrebbe 2 punti in più. In un mondo dove chiunque ti insegna che anche le briciole hanno inestimabile valore, trattasi di piccolo patrimonio. Per molti versi è presto per dettare certe regole. Forse non pare nemmeno il caso: recuperare sul bimbo prodigio Mercedes è cosa impervia, come si è visto anche a Budapest. Una pista a favore del Cavallino che ha premiato tre altri team più della Ferrari; che ha visto tornare al vertice la McLaren. Non si tratta di un testa a testa e pare difficile che accada qualcosa del genere da qui a dicembre: molte gare ma anche molti piloti capaci di portare via punti.






