Milano – Ne resterà solo uno, al massimo due, ma difficilmente tre, quanti sono oggi: Pierfrancesco Majorino, Anna Scavuzzo e Lorenzo Pacini. Parliamo dei candidati sindaci iscritti al Partito democratico ora potenzialmente in campo per le primarie di coalizione che potrebbero – il condizionale è d’obbligo, non sono state ancora fissate – indicare il successore di Giuseppe Sala nel fronte progressista in vista delle elezioni comunali del 2027. Le regole fissate dallo Statuto nazionale e da quello lombardo del Pd, infatti, rendono improbabile che ci siano tre candidati dem alle primarie milanesi. Almeno uno tra il capogruppo in Regione Majorino, la vicesindaco Scavuzzo e l’assessore del Municipio 1 Pacini dovrà fare un passo indietro.

Cosa dicono i documenti ufficiali?

Ma vediamo cosa dicono i documenti ufficiali del partito di Elly Schlein. Lo Statuto nazionale, all’articolo 24, parla delle “elezioni primarie per le cariche monocratiche istituzionali” e afferma che “nel caso di primarie di coalizione, gli iscritti al Pd possono avanzare la loro candidatura qualora essa sia stata sottoscritta da almeno il 35% dei componenti dell’assemblea del livello territoriale corrispondente (cioè l’assemblea metropolitana del Pd, nel caso delle primarie di coalizione per le Comunali milanesi, ndr), ovvero, da almeno il 30% degli iscritti nel relativo ambito territoriale”, formula ripetuta anche nello Statuto lombardo Pd, che però abbassa dal 30 al 20% le firme da raccogliere tra gli iscritti milanesi.