Sono l’unica ad avere fatto un balzo sulla sedia guardando l’ultimo video pubblicato su Instagram dall’ex generale Roberto Vannacci che arriva a manipolare con l’Intelligenza artificiale perfino il volto del nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’atto di concedere la grazia a Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour in carcere dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver inseguito e ucciso in strada due rapinatori in fuga?
L’antipasto, qualche giorno prima, lo avevamo avuto con un altro video creato con l’AI nel quale il leader di Futuro nazionale, seduto accanto a Meloni e La Russa, fa giustiziare al Colosseo Giuseppe Conte e Elly Schlein. Impossibile prendersi un antistaminico, come suggerisce il raffinato politico, per farsi passare l’orticaria di fronte a questa degenerazione della comunicazione politica, di cui Trump è stato il precursore.
È più costruttivo rileggersi la prima enciclica di papa Leone, bellissima fin dal titolo: «Magnifica Humanitas». Non è un caso che l’abbia dedicata proprio all’Intelligenza artificiale, chiarendo subito l’urgenza di scegliere come custodire la magnifica umanità che ci è data in dono: «Non si tratta di una scelta sul nostro futuro, ma sul nostro presente, perché l’intelligenza artificiale e le altre tecnologie sono già parte del quotidiano». Per capire da che parte «non» sta Vannacci, bisogna andare al capitolo dedicato alla verità come bene comune. Cito testuale, a proposito dell’uso delle piattaforme digitali e dei sistemi di AI: «Strumenti che potrebbero favorire il confronto e la partecipazione vengono spesso impiegati per costruire narrazioni distorte e confondere i confini tra vero e falso, mescolando dati e opinioni. La disinformazione non nasce con l’AI, ma trova oggi in essa un moltiplicatore potente». La riflessione dirimente è poco più avanti: «Quando la domanda su ciò che è vero perde di interesse e prende piede un pragmatismo che si accontenta di ciò che appare utile o efficace, la vita democratica si indebolisce. (...) Il disinteresse per la verità porta lentamente, ma inesorabilmente, a scivolare verso il totalitarismo, per il quale, come ha scritto la filosofa Hannah Arendt, i sudditi ideali non sono tanto quelli ideologicamente convinti, ma “la gente per la quale la distinzione tra fatto e finzione e la distinzione tra vero e falso non esistono più”». Serve altro?











