Ministro Zangrillo, nelle ultime settimane è stato al centro delle polemiche politiche per gli scontri con due dei suoi predecessori, Renato Brunetta e Marianna Madia. Cos’è successo? Incomprensioni o c’è un po’ di gelosia per i rinnovi contrattuali?
«Guardi, non so se si tratti di gelosia o altro, sono due questioni molto diverse e non ho neanche tanto interesse a tornarci su. Ma per essere chiaro, con Renato c’è stata una discussione sotto gli occhi di tutti. Gli ho ricordato quello che la Corte dei Conti ha messo nero su bianco da tempo: la sua riforma, non ha dato i risultati sperati».
Diverso il discorso con la Madia. Si è presa il merito dei suoi rinnovi.
«Appunto. Io capisco che la politica spesso necessiti di iperboli, ma dire che gli attuali rinnovi contrattuali sono frutto del lavoro dei governi Renzi e Gentiloni con lei che guidava il ministero della Pubblica amministrazione è una balla. Così come è insensato criticarci perché non avremmo stanziato abbastanza risorse per i rinnovi e per coprire l’inflazione. La verità è che il suo accordo è stato vergognoso garantendo aumenti del 3,4% a fronte di un’inflazione cumulata nel periodo del 15%».
Ecco, appunto, ci può invece chiarire dal 2022, da quando lei è titolare della Pa, quanto è stato speso per i rinnovi e di quanto sono aumentati gli stipendi di 3,4 milioni di dipendenti pubblici?







